Questa recensione e analisi del film figli dell’intelligenza artificiale è il risultato della riorganizzazione argomentativa di un dibattito da Cineforum avvenuto sul canale Telegram di Metropolis. Se volete unirvi all’iniziativa trovate le Info in fondo.
Figli dell’intelligenza artificiale è una pellicola sottilmente emblematica. Da un lato narra dei fantomatici progressi lavorativi per un genere femminile non più costretto a partorire, dall’altro, velatamente, ci descrive la violenza dell’aver strappato alla donna ciò che la rendeva speciale. Il progresso ha spezzato l’innata connessione naturale col figlio che cresceva dentro di lei, equiparandola al padre.
La Trama
Una coppia, Rachel e Alvy, tramite sovvenzione della multinazionale nella quale lavora lei, decide di avere un figlio attraverso una clinica di gusci in affitto. Sostanzialmente uteri artificiali.
Rachel però, nel contatto con delle madri in gestazione naturale, sperimenta cosa vuol dire il distacco emotivo da un figlio che non è costretta ad amare per obbligo ormonale. Nei suoi sogni vive il trauma di star avendo un bambino senza sentirsi davvero madre. Alvy al contrario, col guscio, può avere un rapporto più stretto col figlio, di molto superiore rispetto a ciò che la natura gli ha concesso.
Rachel inizia a provare invidia verso Alvy e le madri in gestazione naturale, e lo stress fa calare la sua performance lavorativa, facendola subito richiamare dalla multinazionale nella quale lavora.
Col tempo la coppia si accorge che alla clinica del guscio attuano una sorta di manipolazione psicologica sui bambini nascituri, che ha tra gli effetti collaterali(?) quello di fargli perdere la facoltà di sognare. Ciò è tutto permesso dal contratto firmato. Decidono dunque di strappare il guscio alla clinica e di rifugiarsi nella loro casa eremitica dei boschi, per far nascere il loro bambino lontano dalle grinfie del capitalismo tecnologico.
La clinica risponde al “rapimento” staccando l’alimentazione del guscio col bambino all’interno, al quale rimangono 48 ore di autonomia, necessarie a farlo portare indietro. Alvy e Rachel si prendono il rischio di farlo nascere manualmente, forzando il guscio con un cacciavite.
Il bambino fortunatamente nasce senza complicazioni e sano, e tutti e 3 dormono nel lettone insieme. Cosa per altro rischiosa per il piccolino, dal momento che può venire schiacciato, ma tanto ormai, i genitori l’hanno tirato fuori con un cacciavite, può sopravvivere a tutto xD
Il guscio viene inscatolato e rimandato alla clinica in posta STANDARD, il regista tiene a farcelo sapere.

Contesto
Il mondo del film è ambientato in un futuro vicino, dove la singolarità tecnologica è alle porte, ed a l’essere umano rimane sempre meno lavoro di cui occuparsi.
Perfino gli psicologi non sono più umani, e seguono le linee guida governative di manipolazione delle masse con meccanica precisione. Tra queste c’è quella di negare l’importanza dei sogni per avere un’idea di cosa il nostro incoscio sta provando.
La singolarità si verificherà quando ad un certo punto l’intelligenza artificiale migliori se stessa più velocemente di quanto l’uomo possa comprenderla.
L’obbiettivo non dichiarato di questa Società, non utopica affatto, e la completa recisione del cordone obelicale che tiene attaccato l’uomo alla natura.
Multinazionali della denatalità
Quello della multinazionale del film sembra sembra simile al modello Amazon.
Lavoratori controllati sulla produttività con un algoritmo ed aborti gratuiti per le dipendenti.
Nel Film gli aborti gratuiti sono sostituiti con le sovvenzioni ad avere figli artificiali; così da impedire che la lavoratrice prenda un permesso maternità.
Un vero e proprio Divorzio dalla natura…. una soppressione totale dell’emotività.
Non c’è tempo di fermarsi… bisogna correre, produrre… lavorare fuori, mettere i bambini agli asili nido, comprare alimenti già pronti e ringraziare.

Scenografia e recitazione
Girato in maniera molto minimale, con un ambiente quasi sterile, anche nelle scene, nelle inquadrature, nelle emozioni. Veramente agghiacciante.
La recitazione sembra di tipo inglese, un pochino più lugubre rispetto a come potrebbe essere un’interpretazione americana.
Ovviamente assolutamente tutto voluto.
Questo stile mette in risalto la parte finale dove i sentimenti naturali, l’istinto, si risvegliano.
Uno sguardo al presente ed al passato
I nostri tempi stanno vivendo un momento di inverno demografico, il “progresso” filosofico occidentale ci ha portato ad un vicolo cieco evolutivo difficilmente invertibile, a causa del nostro egoismo.
Leggendo le pagina de Il mondo Nuovo di Huxley, una delle soluzioni alla nostra natalità da estinzione, è proprio quella di affidare le nascite a laboratori di gestazione artificiale.
Sarà l’unico futuro che ci attende?
Il Film ci lascia un messaggio di speranza:
Alla fine l’istinto prevale!

Un ringraziamento a Mike Boom, Pam e Mari mc per aver contribuito con i loro pensieri alla stesura di questa critica ed analisi al film Figli dell’intelligenza artificiale.
Se volete unirvi a noi per il prossimo dibattito questa è la porta: