La filosofia di Nietzsche, in un occidente dove Dio è Morto ed il relativismo etico impera, oggi fa da retroterra culturale inconscio ai nostri pensieri. È ovunque, ma noi non lo percepiamo e molto spesso non sappiamo neanche chi sia. Urge quindi fare una breve immersione conoscitiva del suo lascito.

IL PENSIERO di Nietzsche
Nietzsche era un poeta, un compositore e tra i massimi filosofi e prosatori del suo tempo. Ebbe un’influenza controversa, ma indiscutibile sul pensiero del novecento. La sua filosofia appartiene al filone delle filosofie della vita ed è considerata unica nel suo genere. Scrisse vari saggi e opere aforistiche sulla morale, la religione, la società moderna e la scienza, intrise da un profondo razionalismo e sul filo dell’ironia e della parodia.
La critica alla sua contemporaneità
Attaccò i valori tradizionali della società del suo tempo:
La metafisica (ramo della filosofia che si occupa degli aspetti della realtà considerati eterni, necessari e assoluti. Cercando di cogliere le strutture fondamentali dell’essere come l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima, etc..); Il cristianesimo; la democrazia. Sostenendo la natura meramente metaforica e prospettica di qualsiasi principio trascendente e morale. Il suo obiettivo era quello di smascherare la falsità e l’ipocrisia dei grandi valori della cultura occidentale e quindi, il sistema su cui si fondava l’europa dei suoi tempi.
Volontà di Potenza
Egli affermava che nell’uomo c’è una sostanziale paura verso la creatività della vita e la volontà di potenza. La volontà di potenza è un concetto espresso per la prima volta da Nietzsche, che indica la volontà che vuole se stessa e cioè, una volontà impersonale intesa come perpetua trascendenza e rinnovamento dei valori.
Nichilismo Attivo e Nichilismo Passivo
Si può affermare che il suo pensiero sia di fattura nichilista, ma diviso in due fasi fondamentali:
- Nichilismo passivo nella parte che coincide con la perdita di fiducia dell’uomo europeo verso i valori della propria civiltà.
- Nichilismo attivo nella parte di creazione di nuove tavole di valori attraverso la loro trasvalutazione.
Per trasvalutazione dei valori si intende la loro creazione basata sull’esaltazione della vita e di ogni istinto, in contrasto con la tavola dei valori cristiana basata secondo Nietzsche sulla sofferenza e la negazione degli istinti.
L’Oltreuomo
L’uomo per Nietzsche ha dovuto illudersi per dare un senso all’esistenza, in quanto ha avuto paura della verità, non essendo stato capace di accettare l’idea che la vita non ha alcun senso, che non c’é nessun oltre di essa.
Se il mondo avesse un senso e se fosse costruito secondo i criteri di razionalità, di giustizia e di bellezza, l’uomo non avrebbe bisogno di auto illudersi per sopravvivere, costruendo metafisiche, religioni e morali. La mancanza però di un senso metafisico della vita e dell’universo fa rimanere l’uomo nel nichilismo passivo. È tuttavia possibile uscire da questa visione riconoscendo che è l’uomo stesso sorgente di tutti i valori e virtù (nichilismo attivo). L’uomo, ergendosi al di sopra del caos della vita, può generare i propri significati e imporre la propria volontà. Quest’uomo è chiamato da Nietzsche Oltreuomo, un uomo che ha compreso che è lui stesso a dare significato alla vita.

Focus sull’Opera Al di là del bene e del male
Nel 1886, Friedrich Nietzsche, scrive Al di là del bene e del male. In quest’opera attacca principalmente la superficialità e la sostanziale vacuità dei pensieri dei filosofi del suo secolo, come Kant, Konisberg e Schopenhauer, etc. In loro dice di non accettare maggiormente la mancanza di un senso critico con la conseguente accettazione passiva della morale.
Note dell’autore dell’articolo
Voglio Azzardare un’ipotesi, suggeritami dal film del 1977 di Liliana Cavani, dall’omonimo titolo Al di là del bene e del male. Potrei pensare che in questa critica diretta al paraocchi degli altri filosofi, Nietzsche riesca anche a criticare se stesso. Quando parla dei filosofi del passato, li accusa di un cieco dogmatismo afflitto da un pregiudizio morale mascherato da ricerca di una verità oggettiva. Offre una spiegazione radicalmente psicologica del pensiero dei pensatori che sono venuti prima di lui, ma probabilmente psicanalizza anche se stesso quando afferma che ognuna di quelle creazioni filosofiche non sono nient’altro che memorie involontarie e inconsapevoli da parte dei loro autori. Secondo Nietzsche esse sono creazioni utili a giustificare con loro stessi e con gli altri i propri pregiudizi e limitazioni, palesemente morali, ma da sempre battezzati solennemente con il nome di verità.
A leggere Nietzsche sembrerebbe che un suo grande desiderio, oppresso dalla società, fosse quello di condurre una vita sregolata ed al limite. Non sarà che nascosta dietro la ricerca della sua verità ci fosse in realtà la volontà di giustificare una corrotta condotta morale, che voleva avere o che forse, stava avendo?
Partendo dal relativismo etico ha poi costruito una filosofia dell’auto giustificazione, che ad oggi ha vinto, e permea l’intero pensiero inconscio del decadente occidente.
Misantropia & Relativismo Etico
Torniamo ad analizzare il testo per capire ancora meglio il suo pensiero. Nietzsche consiglia di seguire i fautori del cinismo greco, quelli che parlano male dell’umanità avendone il coraggio.
In un passo dice che il fatto di credere che la cosiddetta verità valga più dell’apparenza superficiale è un pregiudizio ancora troppo umano. Questo perché se si prova a togliere dall’esistenza umana tutto ciò che è apparente, superficiale e fasullo in essa non rimane più nulla e alcuna cosa sopravvive. A questo punto Nietzsche si chiede cosa ci ha costretti fino ad oggi ad assumere come autentica la presenza di un antitesi essenziale tra bene vero e male falso?
Giustizia Animale
Si concede anche un’analisi della giustizia, paragonando quella di un tempo che giudicava le azioni in base alle conseguenze effettive che si producevano a quella dei suoi tempi. Condizionata secondo lui dall’odiata morale, che giudica le azioni sulla base delle intenzioni buone o cattive, scordandosi le reali intenzioni istintive.
Religione
Nel suo scritto manifesta forte la sua contrapposizione nei confronti della religione, soprattutto quella cattolica, dove afferma che la fede in qualunque dio è niente più che una rappresentazione dei bisogni interiori dell’uomo.
Note dell’autore dell’articolo
Come diceva Nietzsche, oggi, con il crollo dei valori assoluti dell’Occidente, Dio è morto, ma il bisogno umano di dare risposta all’ignoto gli è sopravvissuto. Dio per questa esigenza immanente è tornato, ma non più in forma trascendentale, ma scientifica. I credenti acritici rimangono e soddisfano il loro bisogno di pregare prostrandosi al Dio della tecnica.
Un miglioramento? Direi di no dato il nocivo relativismo etico che n’é conseguito.
Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te. – Nietzsche
VITA del FILOSOFO
Friedrich Wilhelm Nietzsche nasce il 15 ottobre del 1844 da un padre pastore protestante.
Fu insegnante e scrittore molto prolifico.
Nel 1879 rinuncia definitivamente all’insegnamento universitario per l’aggravarsi dei suoi problemi di salute (forti emicranie accompagnate da disturbi di vario genere). Pur dovendo lottare con la malattia non cessa di scrivere opere: Aurora, riflessione sui pregiudizi morali (1881); La gaia scienza (1882); Così parlò zarathustra (1885); Al di là del bene e del male (1886); genialogia morale (1887); Ditabili (1888). Durante un soggiorno a Torino Nietzsche ebbe un crollo nervoso mentre si trovava in piazza Carignano. Vedendo un cavallo adibito al traino di una carrozza, fustigato a sangue dal cocchiere, abbracciò l’animale, pianse, finendo per baciarlo. In seguito cadde a terra urlando in preda agli spasmi. Da questo momento incomincia a vagare in un penoso stato poco più che vegetativo da una clinica all’altra fino alla sua morte, causata da una polmonite, Weimar 1900.

LA PAZZIA DI NIETZSCHE
Gli episodi manifesta pazzia furono molteplici.
Le cause della sua caduta nell’oblio dell’infermità mentale sono le più disparate e non ancora accertate. Tra le più plausibili:
- Una malattia venerea, per la precisione la sifilide allo stato terziario (neurosifilide).
- Il disturbo bipolare o psicosi maniaco depressiva. Essa causa l’alternarsi incontrollato di stati emotivi diversi. Di questo disturbo doveva essere affetto fin dalla gioventù, oltretutto condizione assai frequente nella sua famiglia. Questa problematica sarebbe infine degenerata in follia, anche a causa di un avvelenamento da farmarci, tra cui il mercurio che è neurotossico.
- Un meningioma (tumore benigno oggi asportabile con successo) posizionato sul nervo ottico che gli aveva procurato: le emicranie, lo spostamento del bulbo oculare con conseguente cecità all’occhio destro, la paralisi ed i disturbi mentali. Anche il padre era morto proprio per un probabile tumore cerebrale o una malattia neurologica.
- La demenza frontotemporale precoce, o un’altra simile malattia neurodegenerativa genetica, ereditata per via paterna. In particolare la sindrome di Cadasil, una malattia neurologica incurabile che causa ripetuti micro infarti cerebrali, provocando emicrania ed in seguito demenza, confusione mentale e apatia. Sintomi riscontrati in lui.

EXTRA SUL PENSIERO DI NIETZSCHE
L’eterno ritorno dell’uguale
Vorresti vivere questa vita infinite volte?
Rispondere a questa domanda serve a misurare la capacità di affermazione totale della vita.
Apollineo e Dionisiaco
Apollineo: ordine, misura, forma.
Dionisiaco: caos, ebbrezza, vita.
La cultura occidentale del suo tempo, secondo Nietzsche, ha represso il dionisiaco.
Relativismo etico
Nietzsche nega che esista una verità oggettiva, neutrale, “da nessun punto di vista”.
Ciò che si chiama “verità” è solo l’interpretazione che ha vinto.
Non esistono fatti, ma solo interpretazioni, ma alcune interpretazioni sono più forti, più vitali, più profonde di altre. Non valuta i valori in base a verità, giustizia e universalità, ma in base a quanto potenziano o impoveriscono la vita.
Chi è debole non può affermarsi direttamente, quindi ribalta i valori.
Per il forte il buono è il potente. Per il debole il buono è l’umile, il povero, il sottomesso.
Questa è appellata da Nietzsche, con disprezzo, la morale degli schiavi.
Note dell’autore dell’articolo
La gerarchia dei valori Nietzschiana impedisce il relativismo totale, quindi se volessimo essere puntigliosi, dopo che la sua filosofia ha creato nelle masse un relativismo etico che ha distrutto tutto, con soffisticato uso della terminologia potremmo dire che in realtà però lui è: anti-relativista senza essere oggettivista 😂
Facciamo però un gioco, partendo dal lascito filosofico di Nietzsche, immaginiamo che posizione avrebbe avuto su un tema come l’aborto.
Probabilmente si chiederebbe: Questa scelta afferma o nega la vita?
Per Nietzsche lo stesso tema etico potrebbe avere valutazione opposte.
Potrebbe essere affermazione o negazione della vita in dipendenza del soggetto che lo compie, e cioè da quale “forza vitale” nasce la scelta.
In qualunque caso non prenderebbe minimamente in considerazione la vita del bambino, ma solo la volontà individualistica della madre.
Qui torna la mia obiezione sul reale relativismo etico che permea la sua filosofia.
Se non esistono criteri universali tutto è prospettiva.
Il rischio è l’arbitrarietà e quindi l’impossibilità di fondare una posizione universalmente valida.
Continuando su questa linea, premettiamo che Nietzsche non giustificherebbe atti come violenza o abuso come espressioni legittime della volontà di potenza, ma tenderebbe ad interpretarli arbitrariamente come manifestazioni di debolezza, incapacità di dominio e disgregazione interiore. Tuttavia, la sua filosofia non fornisce un criterio normativo universale per proibirli. Li svaluta, ma non li interdice in senso assoluto. Questo lascia aperto il problema di come fondare limiti condivisi al comportamento umano per la creazione di una società.
CONCLUSIONE 1 di 2
Nietzsche accusa tutte le morali di essere costruzioni prospettiche, ma nel proporre una gerarchia basata sull’affermazione della vita introduce a sua volta un criterio valutativo non fondato oggettivamente. La sua filosofia non elimina la morale, ma la rifonda su una scelta originaria: la preferenza per la vita e la potenza. Tale scelta, tuttavia, non può essere giustificata senza ricadere in una forma di circolarità.
Se ogni prospettiva è espressione di una volontà e non esiste un criterio oggettivo per valutarle, allora anche la preferenza nietzscheana per l’affermazione della vita resta una scelta non giustificabile. In assenza di un fondamento condivisibile, la sua gerarchia dei valori non appare necessariamente superiore ad altre forme di valutazione, ma solo espressione di una particolare configurazione della volontà. Ne consegue il rischio che il prospettivismo, pur volendo evitare il relativismo, non riesca a fondare in modo non arbitrario la superiorità dei valori vitali rispetto a quelli che egli definisce decadenti.
Possiamo però avere un’assaggio della decadenza, di una società permeata dall’individualista volontà di potenza, guardando la nostra odierna.

Nietzsche contro Kant
Se il pensiero di Friedrich Nietzsche ha avuto un impatto così profondo sulla cultura occidentale, è perché si pone in totale antitesi rispetto ad una delle sue fondamenta più solide: la filosofia di Immanuel Kant.
Kant rappresenta il culmine della fiducia nella ragione umana.
Secondo lui, l’uomo è veramente libero solo quando riesce a sottrarsi ai propri istinti e ad agire secondo principi razionali universali. La morale, in questa prospettiva, non è una costruzione soggettiva, ma una legge valida per ogni essere razionale.
Essere morali significa quindi dominare le proprie inclinazioni e agire secondo ciò che è giusto in senso universale, non secondo ciò che si desidera.
Nietzsche ribalta completamente questa visione.
Per lui, l’idea di una ragione pura, capace di elevarsi al di sopra della vita, è un’illusione.
Non esiste un uomo che pensa “al di fuori” dei propri istinti: ogni pensiero, ogni valore, ogni sistema morale è espressione di una determinata configurazione della vita.
Dove Kant vede libertà nella liberazione dagli istinti, Nietzsche vede una forma più raffinata di schiavitù.
Reprimere la propria natura non significa elevarsi, ma impoverirsi.
La morale razionale diventa così, nella sua lettura, uno strumento attraverso cui l’uomo nega se stesso.
Nietzsche propone un modello di uomo che non si sottrae alla propria natura, ma la organizza, la domina dall’interno e la trasforma in forza creativa.
Non una libertà dalla vita, ma una libertà nella vita.
Questo è il punto di rottura definitivo.
Da un lato, una visione dell’uomo come essere razionale, capace di trascendere la propria natura per aderire a principi universali.
Dall’altro, una visione dell’uomo come essere radicato nella vita, che può solo interpretarla e plasmarla, ma mai abbandonarla.
In questo scontro si è giocata una delle tensioni fondamentali dell’Occidente.
Se si segue Kant, allora la morale ha ancora un fondamento solido, e la libertà consiste nel dominio razionale degli impulsi.
Se si segue Nietzsche, ogni fondamento crolla, e la libertà diventa creazione, rischio, affermazione.

CONCLUSIONE 2 di 2
Libera schiavitù
Dove Kant vede libertà nella liberazione dagli istinti, Nietzsche vede una forma più raffinata di schiavitù.
Reprimere la propria natura non significa elevarsi, ma impoverirsi. Quando Nietzsche ha partorito questo pensiero credo non avesse contezza di quante delle nostre inclinazioni ed azioni siano determinate ciecamente da un condizionamento genico. Farsi guidare dai propri istinti non configura altro che la delegazione della nostra capacità di discernimento a ciò che la natura ha preimpostato per noi. La scelta di Nietzsche ci rende liberi di essere schiavi felici di una programmazione naturale. Ci impoverisce nella libertà di pensare all’universalità e ci fa regredire ad una forma più simile all’animale.
Conferma di relativismo etico
Se ogni valore però è espressione di una prospettiva, allora anche la proposta di Nietzsche non può pretendere una superiorità oggettiva. La sua esaltazione della vita e della potenza resta una scelta, non una verità dimostrabile.
E se è una scelta, allora non è necessariamente preferibile a quella kantiana, che vede nella ragione e nel dominio degli istinti la vera realizzazione dell’uomo.
Il risultato di questo scontro filosofico è stata una frattura che ancora oggi attraversa la nostra cultura. La nostra società ha evidentemente premiato la visione di Nietzsche ed è in pieno relativismo etico, con tutto ciò che ne consegue.
Se non esistono valori universali non puoi giustificare un limite.
Esempio: “non uccidere” “non abusare” “non violentare”.
Senza fondamento, il limite diventa convenzione, accordo, imposizione ma NON verità necessaria.
La Conseguenza è che il limite così imposto può sempre essere messo in discussione.
Quindi è fragile ed altalenante in quanto dipende da chi ha potere in quel momento.
Un esempio: l’aborto a 9 mesi.
VALORI UNIVERSALI
La filosofia di Nietzsche per quanto bella è raffinata ha un potenziale deleterio, nocivo e distruttivo per la collettività.
Anche se i valori etici universali non fossero lasciti divini, sono sicuramente la sintesi migliore che millenni di discernimento nella storia umana ci ha regalato per poter prosperare come umanità.
Metti da parte il Relativismo etico e:
- Non uccidere o applicare atti di crudeltà sugli esseri umani;
- Non commettere adulterio;
- Non applicare crudeltà sugli animali;
- Rispetta i genitori e le tue radici;
- Non rubare e vivi dei frutti del tuo lavoro;
- Non mentire e non ingannare;
- Non desiderare la donna o l’uomo d’altri;
- Non invidiare e si grato per ciò che hai;
- Predica Dignità, Rispetto, libertà e uguaglianza tra gli esseri umani;
- Fai rispettare tramite la giustizia questi valori universali.