Questa recensione e analisi del film L’Urlo di Chen terrorizza anche l’occidente è il risultato della riorganizzazione argomentativa di un dibattito da Cineforum avvenuto sul canale Telegram di Metropolis. Se volete unirvi all’iniziativa trovate le Info in fondo.
L’Urlo di Chen terrorizza anche l’occidente è un film che intrattiene, senza pretendere di essere un capolavoro. Bruce Lee è molto simpatico, i suoi siparietti comici sono grandevoli, le scene di combattimento che interpreta sono fluide e dinamiche e non lasciando allo spettatore il retrogusto di pagliacciata folcloristica.
🐉 Bruce Lee: L’uomo che ha rotto le catene di carta.
Per capire L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, non bisogna guardare solo i calci ed i pugni. Bisogna guardare l’uomo dietro il mito, un artista che si sentiva stretto in un vestito non suo.
Hollywood aveva catalogato Bruce Lee secondo lo stereotipo del “servitore sapiente” o della “curiosità esotica” (il caso di The Green Hornet). Il sistema americano voleva il suo corpo e la sua velocità, ma non il suo Logos e la sua conoscenza.
Invece di lamentarsi, Bruce ha preso i suoi sogni e li ha portati a Hong Kong. Questo film è il suo “grido di indipendenza”. È la storia di un uomo che dice: “Se non mi date spazio nel vostro mondo, io costruirò il mio”.
Bruce Lee scrive, dirige, produce e interpreta. È il momento in cui l’asset (l’attore) decide di diventare il proprietario della piattaforma. È la scommessa di chi capisce che la libertà narrativa si ottiene solo possedendo il capitale.

La TRAMA
Bruce Lee viene mandato dalla Cina a Roma per aiutare un ristorante cinese, minacciato dalla mafia locale che lo vuole requisire per farne un deposito di Droga.
Ad ondate crescenti il nostro eroe farà fuori orde sempre più numerose e pericolose di mafiosi. A mani nude, con i Nunchaku e con bacchette cinesi, da lancio, più pericolose e letali delle armi da fuoco.
Alla fine farà fuori il nemico finale, una parodia di Chuck Norris, spezzandogli il collo ed uccidendolo in un epica battaglia dentro il Colosseo. Vincerà anche lo scontro a fuoco definitivo, bacchette cinesi appuntite contro proiettili, mettendo al muro il Boss della mafia romana.
Con un bilancio di morti, tutto negli ultimi 10 minuti, che comprenderà: un Chuck Norris tarocco, 2 camerieri cinesi amici, un cuoco cinese traditore ed un effeminato mafioso orientale, il nostro Bruce Lee se ne tornerà in Cina come niente fosse successo 😂
I più attenti avranno notato la strisciante propaganda per la cultura Cinese e lo sminuimento poco velato verso quella italiana e giapponese.
Ridicolizzazione del Karate come arte marziale inferiore al Kung Fu; disprezzo di Bruce Lee verso la cucina ed i monumenti italiani (che gli ricordano morte e guerre), con accostata esaltazione della cucina e delle tradizioni cinesi.

Analisi Tecnica
Il film è “brutto” se misurato con i parametri del cinema d’autore, ma è potente se misurato come atto di guerra commerciale. La trama è lineare, piatta e quasi fanciullesca.
La struttura ricalca i cliché hollywoodiani del tempo: il forestiero che arriva in una terra straniera, i cattivi bidimensionali, la comicità ingenua. Questo tipo di cinematografia non era pigra di per sé , era aspirazionale. Per sfidare Hollywood, Lee doveva parlare la lingua del nemico, anche se in modo “scimmiottato”. Doveva dimostrare che un prodotto di Hong Kong poteva seguire la grammatica del cinema occidentale e, allo stesso tempo, surclassarlo tecnicamente nel cuore dell’azione.
È un film fatto col cuore e con pochi mezzi.
Uno Scontro tra Giganti (e tra Culture)
Sconfiggere il campione americano tra le vestigia dell’Impero Romano è la metafora perfetta della sua vendetta contro gli studios di Los Angeles. Dalla Plastica alla Carne, mentre Hollywood cercava di recintarlo nello stereotipo, Lee rispondeva con la realtà molecolare del suo allenamento. La sua “eleganza” fisica era l’unica cosa che gli occidentali non potevano scimmiottare o controllare.
Il duello finale col parodizzato Chuck Norris al Colosseo è poesia pura. Da una parte la forza composta e lineare dell’Occidente, dall’altra l’agilità imprevedibile e complessa dell’Oriente.
Portando la sfida nel monumento più famoso d’Europa, Bruce Lee stava invitando il mondo intero a guardare oltre i confini. Non era solo un combattimento, era un abbraccio (violento ma rispettoso) tra due mondi che finalmente si guardavano negli occhi.

In breve
È un film che profuma di libertà e riscatto . È la storia di un “fenomeno da baraccone” che decide di farsi Re.
Anche se la forma è semplice, l’emozione che trasmette è quella di chi ha finalmente trovato la propria voce. Un piccolo classico che ci insegna che, con abbastanza determinazione e una visione chiara , si possono persino sfidare i giganti e vincere.
Suggeriamo questa serie per approfondire:
🟣 LA LEGGENDA DI BRUCE LEE
La storia della leggendaria icona americana delle arti marziali Bruce Lee, da Hong Kong all’America e viceversa, mentre diventa una superstar.
ANNO 2008
GENERE BIOGRAFICO
30 episodi da 40 minuti.
Un ringraziamento a Mike Boom e Ste Zaltron per aver contribuito con i loro pensieri alla stesura di questa critica ed analisi al film L’Urlo di Chen terrorizza anche l’occidente.
Se volete unirvi a noi per il prossimo dibattito questa è la porta: