Questa recensione e analisi del film LA MORTE CORRE SUL FIUME è il risultato della riorganizzazione argomentativa di un dibattito da Cineforum avvenuto sul canale Telegram di Metropolis. Se volete unirvi all’iniziativa trovate le Info in fondo.
LA MORTE CORRE SUL FIUME è una Fiaba dai tratti gotici, impreziosita da venature noir e da importanti valenze simboliche. Si percepisce l’apporto monumentale della mano di Charles Laughton, alla sua prima e unica esperienza in veste di regista. La morte corre sul fiume mette l’innocenza in uno stato di pericolo sempre più imminente, in cui anche il moralismo ingenuo della signora Spoon (Evelyn Varden) contribuisce a spingere il bene tra le braccia del male.
REGIA E SCENOGRAFIA
Impossibile quantificare le scene rese immortali grazie al mirato utilizzo del dettaglio e a un bianco e nero che riesce a farsi moderno, pur giocando sul contrasto tra luci e ombre come nei grandi classici espressionisti. Però il non plus ultra Laughton lo raggiunge nella sequenza sul fiume, vettore per la salvezza dei due bambini rappresentata dalla signora Cooper (Lillian Gish). Come non citare la magnifica inquadratura in profondità di campo, dove il predicatore sullo sfondo è ripreso come minaccia persistente mentre la signora Cooper, in primo piano, imbraccia il fucile a difesa degli inermi, che sopportano e resistono.
Robert Mitchum è qui uno dei cattivi più iconici della storia del cinema.
“Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi travestiti da pecore, ma di dentro sono lupi rapaci.”

TRAMA
Il pastore Harry Powell (Robert Mitchum), finito in carcere dopo un furto d’auto, conosce Ben Harper (Peter Graves), anch’egli detenuto e condannato a morte per rapina e duplice omicidio.
Dietro la maschera di una finta missione per conto di Dio, in cui la religione diventa strumento di potere e giustificazione, Harry Powell trova nella vedova Willa Harper (Shelley Winters) la sua prossima vittima. I due figli però, John e Pearl, proteggono il denaro rubato dal padre ad ogni costo.
CRITICHE e ANALISI dei PERSONAGGI
Il finale ci regala un messaggio davvero ammirevole, ma che sottolinea il difetto fondamentale del film:
La Trama per andare avanti ha bisogno che i personaggi non siano troppo svegli.
Raccontiamo la pellicola anche attraverso le scelte dei personaggi e dove possibile, spieghiadone il significato simbolico.
Ben Harper
Padre dei bambini, compie una rapina, uccidendo due persone. Prima di farsi arrestare, davanti ai figli, affida il maltolto al piccolo John (10 anni?), perché lo ritiene più giudizioso e capace della moglie, una donna adulta.
Gli dice di non dire niente alla madre e di tenere quei soldi per il suo futuro, dato che lui, per ciò che ha fatto, sarà presto appeso per il collo.
In sintesi ha ucciso due persone, tolto un padre ai suoi figli, dato un fardello enorme al figlio piccolino, per fare vivere la sua prole nell’abbondanza futura.
Un piano che fa acqua da tutte le parti, ma che però incredibilmente è efficace, perché la polizia non riesce a trovare il malloppo rubato e nasconto nella bambola di pezza della figlia (di 5 anni?).
Si è sacrificato, ma ha consentito ai suoi figli una liquidità ingente per il loro futuro. Non fosse che.. parla di notte e rivela tutto al suo compagno di cella, una specie di Jack lo squartatore, Harry Powell.
Nulla, viene impiccato e mette sulla sua famiglia una spada di Damocle enorme.

Willa Harper
Vedova di Ben Harper, sposa Harry Powell che gli nega il sesso nuziale, ed invece di farsi domande vede il problema in lei. Insieme a Powell tiene delle messe interattive in cui infanga l’ex marito defunto inventandosi vicende mai accadute. Il figlio John le dice che Powell lo sta torchiando per sapere dove sono i soldi, ma lo ignora. Assiste lei stessa, di nascosto, ad un duro interrogatorio di Powell ai figli per trovare questo denaro, ma anziché spaventarsi e tutelare la sua prole portandola via nottetempo, confessa tutto e chiede conferme a Powell:
“Dimmi che non mi hai sposata solo per i soldi.. Ti prego amore mio“.
Ovviamente viene sgozzata e buttata in fondo al fiume. Il primo marito aveva ragione su di lei 😂

Harry Powell
Insegue a cavallo i bambini, ormai orfani, che stanno scappando lungo il fiume. Non lo fa però guadando il corso d’acqua, di modo da capire dove si sono fermati con la barca, ma se ne va tranquillo trottetelando lungo il sentiero, cantando a squarciagola ed allertando i piccoli fuggitivi che solerti possono rimettersi in fuga 😂
Infine si ritrova ad affrontare una bambinaia (la signora Cooper), che ha accolto i nostri 2 orfani, in uno spettacolare duello notturno, fucile vs coltello, che da il meglio nella scenicitá dell’ansia e dell’atmosfera cupa.
Powell non cerca un assalto silenzioso, che lo tuteli e gli assicuri il risultato, ma annuncia quando andrà a riprendersi i bambini e ci va puntuale, cantanto mentre lo fa. Come se non bastasse affronta frontalmente il fucile della bambinaia col suo coltello e, ovviamente, viene sparato e consegnato alla polizia.
Aggiungiamo che Powell canta per creare l’atmosfera. Però i momenti in cui lo fa sono veramente inopportuni e rendono il tutto ridicolo sul piano logico e razionale. Sarebbe stato forse meglio optare per una colonna sonora.

John e Pearl Harper
Praticamente auto confessano ad Harry Powell che sanno dove il padre ha messo i soldi. Sono dei bambini piccoli e giustifichiamo in qualche maniera la loro mancanza di intelligenza.
Ciò che non è giustificabile però è il finale. John scosso dalla visione del suo aguzzino Powell, arrestato dalla polizia, proprio ora che può tenersi in santa pace il malloppo, per il quale ha tanto lottato, che gli è costato i due genitori e la sofferenza della sorella, lo da a Powell ammanettato.. quindi lo consegna alla polizia..
Si può capire lo Shock, ma diamine.. piangi, paralizzati, svieni.. ma non affrontare un’odissea e una caterba di lutti e sofferenze per poi buttare tra le fiamme il tesoro per cui hai lottato!
Ovviamente questo finale sconvolgente ha un significato più profondo.
In una storia con continui riferimenti biblici, quei soldi sporchi rappresentano il male. Sono lo sterco del demonio che è costato la vita a 4 persone e vanno buttati via per purificarsi e salvare la propria anima.
Potevano però trovare un modo meno stupido per trasmetterci lo stesso importante messaggio?
Ad esempio: donazione totale all’orfanotrofio, così da aiutare ancor più trovatelli.

ALTRO
Il film comunica anche messaggi come il pericolo della seduzione e la forza dei bambini. La scena più bella, nonostante le criticità sopra citate, è proprio quando il bambino ha un deja vu del padre arrestato e restituisce i soldi, come per riportare il tempo indietro.
In ogni caso far del bene con quei soldi è sempre meglio che farli incassare allo stato. Perchè altrimenti si è calpestato tutto il sacrificio fatto, si è reso superfluo il cammino lastricato di dolore che si è compiuto. Per ripulirsi la coscienza il punto cruciale è non usarli per se stessi, ma per chi in severa difficoltà ne avrebbe davvero bisogno.
Molto bella anche la fuga dei bambini sulla barca lasciata dal padre. Sembrava come se fosse ancora li a proteggerli.

Un ringraziamento a Mike Boom, Orizzonti di cinema e Grappa per aver contribuito con i loro pensieri alla stesura di questa critica ed analisi al film LA MORTE CORRE SUL FIUME.
Se volete unirvi a noi per il prossimo dibattito questa è la porta:
