1. L’Origine: Dalla Fine dell’Impero Ottomano al Mandato Britannico
Prima Guerra Mondiale (1915-1918)
L’impero ottomano (attuale Turchia) viene sconfitto e perde parte del suo territorio.
Mandato Britannico sulla Palestina (1920-1948)
Dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano, la Società delle Nazioni (l’antenata dell’ONU) affidò al Regno Unito un “mandato” per amministrare la Palestina. L’obiettivo dichiarato era preparare il territorio all’autogoverno. Fu durante questo periodo (1920 – 1948) che l’immigrazione ebraica, spinta dal movimento sionista, aumentò in modo significativo.
Acquisto dei terreni:
- Quando: Un sistematico processo di acquisto di terreni in Palestina è iniziato negli anni ’80 del 1800, in particolare a partire dal 1882 (la “Prima Aliyah”), con un picco negli anni ’30 a causa delle persecuzioni in Europa.
- Chi Acquistava: Diverse organizzazioni sioniste, come il Fondo Nazionale Ebraico (JNF), e singoli acquirenti ebrei.
- Chi Vendeva: Principalmente grandi proprietari terrieri arabi assenteisti (che vivevano a Damasco, Beirut o al Cairo) e, in misura minore, piccoli proprietari locali. I contadini arabi locali (i fallahīn) che coltivavano queste terre venivano spesso allontanati dopo la vendita.
2. La Nascita dello Stato di Israele e la “Nakba”
Nel novembre 1947, l’Assemblea Generale dell’ONU approvò la Risoluzione 181, nota come il “Piano di Partizione”. Questo piano proponeva di dividere il territorio del Mandato Britannico in:
- Uno Stato ebraico
- Uno Stato arabo
- Una zona internazionale che comprendeva Gerusalemme e Betlemme.
La leadership ebraica accettò il piano, mentre i leader arabi palestinesi e gli stati arabi circostanti lo rifiutarono categoricamente, sostenendo che violasse i diritti della maggioranza araba.
3. Le Ragioni dei Due Popoli
Ragioni Israeliane: Lo stato è stato creato con il benestare della comunità internazionale post-bellica. Il popolo sente un legame storico-religioso con quella terra, abitata dai loro antenati circa 2000 anni prima. La persecuzione subita nel 1930-45 rafforza l’esigenza di una terra propria.
Ragioni Palestinesi: Percepiscono la creazione di Israele come l’imposizione di uno stato straniero su una parte della loro terra da parte di potenze esterne (Regno Unito e Nazioni Unite), senza il loro consenso e a discapito della popolazione locale che vi abitava da secoli.

4. Le Guerre Arabo-Israeliane (1948-1973)
I primi decenni di esistenza di Israele furono caratterizzati da grandi conflitti convenzionali.
- Guerra d’Indipendenza (1948-1949): Nota ai palestinesi come “Nakba” (la catastrofe). A seguito della dichiarazione d’indipendenza di Israele, gli stati arabi circostanti invasero il neonato stato. La vittoria israeliana portò all’ampliamento dei suoi territori rispetto al piano ONU e all’esodo di centinaia di migliaia di arabi palestinesi. La Striscia di Gaza passò sotto il controllo egiziano e la Cisgiordania fu annessa alla Giordania.
- Crisi di Suez (1956): Israele, con Francia e Regno Unito, invase il Sinai in risposta alla nazionalizzazione del Canale di Suez da parte dell’Egitto. Ritiro forzato dalla pressione internazionale (USA e Russia).
- Guerra dei Sei Giorni (1967): Con un attacco preventivo, Israele conquistò la penisola del Sinai e la Striscia di Gaza (dall’Egitto), la Cisgiordania e Gerusalemme Est (dalla Giordania) e le Alture del Golan (dalla Siria).
- Guerra d’Attrito (1967-1970): Conflitto di logoramento avviato dall’Egitto lungo il Canale di Suez.
- Guerra del Kippur (1973): Egitto e Siria lanciarono un attacco a sorpresa. Israele respinse l’offensiva, ma la guerra infranse il mito dell’invincibilità israeliana e aprì la strada ai negoziati di pace.
4.1L’Esodo Dimenticato: La Fine delle Comunità Ebraiche nel Mondo Arabo (1948-1972)
Mentre il 1948 segnava la nascita di Israele e la Nakba palestinese, parallelamente prendeva il via un secondo massiccio spostamento di popolazione. Circa 850.000 ebrei residenti in terre arabe e islamiche — comunità presenti in quei luoghi da oltre 2.000 anni — videro la propria esistenza sradicata nel giro di due decenni.
Le Motivazioni delle Parti
Per comprendere questo fenomeno, è necessario analizzare le spinte contrastanti che portarono allo svuotamento di interi quartieri ebraici (le Mellah o Hara) da Casablanca a Baghdad.
La Prospettiva e le Azioni dei Paesi Arabi:
- Ritorsione Politica: Molti governi arabi videro nella popolazione ebraica locale un “capro espiatorio” per la sconfitta militare del 1948. La nascita di Israele trasformò cittadini integrati in “nemici interni” o potenziali spie.
- Nazionalismo Arabo: Con l’ascesa del Panarabismo (specialmente sotto Nasser in Egitto), le minoranze non arabe o non musulmane furono percepite come ostacoli all’omogeneità nazionale.
- Pressione Economica: In diversi stati (come Iraq ed Egitto), furono emanate leggi per il congelamento dei beni e il sequestro delle proprietà ebraiche, spesso utilizzate per finanziare lo sforzo bellico o stabilizzare le economie interne.
La Prospettiva e le Motivazioni della Popolazione Ebraica:
- Sicurezza Fisica: L’aumento di pogrom e violenze di piazza (come il massacro di Tripoli del 1945 o le sommosse di Aden nel 1947) rese la permanenza insostenibile.
- Sionismo e Identità: Per molti, la nascita di Israele non fu solo una fuga, ma il coronamento di un’aspirazione religiosa e nazionale (l’Aliyah). Operazioni aeree segrete, come l’Operazione Tappeto Volante (Yemen) e l’Operazione Esodo (Iraq), portarono decine di migliaia di persone in Israele in pochi mesi.
- Privazione dei Diritti: La revoca della cittadinanza e il divieto di esercitare determinate professioni resero la migrazione l’unica via per la sopravvivenza dignitosa.
La Stabilizzazione in Israele: Dai Campi alla Cittadinanza
L’arrivo di centinaia di migliaia di profughi in uno Stato neonato, povero e in guerra, rappresentò una sfida logistica senza precedenti.
- Le Ma’abarot (Campi di Transito): A differenza dei profughi palestinesi nei paesi arabi, i rifugiati ebrei vennero immediatamente riconosciuti come cittadini. Tuttavia, i primi anni furono durissimi: vissero in tendopoli o baraccopoli (le Ma’abarot) con scarsa igiene e razionamento alimentare.
- Integrazione e Attriti Culturali: L’incontro tra l’élite fondatrice di Israele (di origine europea/Ashkenazita) e i nuovi arrivati (orientali/Mizrahi) non fu privo di traumi. I Mizrahi subirono spesso discriminazioni culturali e furono inizialmente relegati nelle “città di sviluppo” nelle periferie desertiche o di confine.
- Il Mutamento Demografico: Nel lungo periodo, questa migrazione ha cambiato il volto di Israele. Oggi, i discendenti di questi esuli costituiscono la maggioranza della popolazione ebraica del Paese, portando con sé tradizioni, cucina e una visione politica spesso più pragmatica e conservatrice rispetto ai fondatori europei.
Impatto Storico e Geo-Politico
Questo esodo ha creato un “doppio problema dei rifugiati” nel Medio Oriente. Sebbene Israele abbia assorbito i propri profughi, il tema dei beni confiscati (stimati in una superficie terriera pari a circa quattro volte lo Stato di Israele attuale) rimane una delle questioni aperte nei negoziati internazionali.
Nota di sintesi: Mentre la Nakba è un evento centrale nell’identità nazionale palestinese, l’esodo ebraico dai paesi arabi è il pilastro su cui poggia l’identità dell’Israele moderno, rendendo il conflitto non solo una disputa territoriale, ma uno scontro tra memorie collettive di espulsione reciproca.
4.2 La Nakba: L’Esodo Palestinese e la Frammentazione di un Popolo (1947-1949)
Il termine Nakba descrive non solo lo spostamento fisico di circa 700.000-750.000 arabi palestinesi, ma la distruzione della società, della cultura e dell’identità politica palestinese che esisteva prima del 1948.
Le Motivazioni e le Dinamiche del Conflitto
L’esodo non fu un evento singolo, ma il risultato di una guerra civile seguita da un conflitto internazionale.
Le Ragioni e le Azioni Israeliane (Haganah, Irgun, Lehi):
- Sicurezza Militare: Durante la guerra, molti villaggi arabi erano situati in posizioni strategiche che dominavano le strade principali (come quella per Gerusalemme). L’esercito israeliano operò per mettere in sicurezza queste vie, portando spesso all’evacuazione dei centri abitati.
- Piano Dalet (Maggio 1948): È oggetto di dibattito storiografico se esistesse un piano sistematico di espulsione. Alcuni storici (come Benny Morris) sostengono che non ci fu un ordine politico centrale, ma che le espulsioni furono dettate da necessità militari sul campo; altri (come Ilan Pappé) parlano di una “pulizia etnica” preordinata.
- Guerra Psicologica: Episodi di estrema violenza (come il massacro di Deir Yassin) crearono un clima di terrore che spinse migliaia di civili a fuggire prima ancora dell’arrivo delle truppe.
Le Ragioni e le Azioni Arabe:
- Direttive dei Leader Arabi: Israele ha sostenuto a lungo che i leader arabi avessero esortato la popolazione a fuggire temporaneamente per lasciare spazio agli eserciti invasori, promettendo un ritorno rapido dopo la vittoria. Documenti storici recenti suggeriscono che questo avvenne solo in casi limitati, mentre in molti altri i leader locali cercarono, senza successo, di convincere la popolazione a restare.
- Crollo delle Istituzioni: Con la fine del Mandato Britannico e la fuga delle élite urbane palestinesi (i primi a partire verso Beirut o il Cairo), la società rurale rimase senza guida e protezione, accelerando il collasso sociale.
Le Conseguenze: Il Diritto al Ritorno e lo Status di Profugo
A differenza della maggior parte dei flussi di profughi del dopoguerra, la questione palestinese è rimasta “congelata” per decenni.
- Rifiuto del Ritorno: Dopo la fine delle ostilità, Israele impedì il rientro dei profughi, sostenendo che l’inserimento di una massa di popolazione ostile avrebbe distrutto lo Stato dall’interno. Le proprietà abbandonate furono nazionalizzate tramite la “Legge sulle Proprietà degli Assenti”.
- La Creazione dell’UNRWA: Le Nazioni Unite crearono un’agenzia specifica (UNRWA) per assistere i profughi palestinesi in Libano, Siria, Giordania, Cisgiordania e Gaza.
- Lo Status Ereditario: A differenza di altri profughi nel mondo, lo status di rifugiato palestinese viene trasmesso ai discendenti. Questo ha portato il numero di persone sotto mandato UNRWA da 750.000 a oltre 5 milioni oggi, rendendo la questione del “Diritto al Ritorno” uno dei nodi più difficili da sciogliere in qualsiasi trattativa di pace.
La Stabilizzazione (Mancata)
Mentre Israele assorbiva i profughi ebrei, la stabilizzazione dei profughi palestinesi è stata molto diversa a seconda del Paese ospitante:
- Giordania: È l’unico Paese arabo che ha concesso la cittadinanza alla maggior parte dei profughi.
- Libano e Siria: I profughi sono rimasti per generazioni in campi profughi permanenti, spesso con restrizioni all’accesso a professioni civili o alla proprietà terriera, mantenendo viva la memoria della terra d’origine ma vivendo in condizioni di marginalità sociale.
5. Il Fronte Libanese
A partire dagli anni ’70, il confine settentrionale di Israele divenne un’area di conflitto.
- Operazione Litani (1978): Invasione del sud del Libano per contrastare gli attacchi dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).
- Prima Guerra del Libano (1982): Operazione su vasta scala per sradicare l’OLP dal Libano. L’occupazione del Libano meridionale favorì la nascita di Hezbollah.
- Conflitto del Libano Meridionale (1985-2000): Guerriglia tra Israele e Hezbollah, conclusasi con il ritiro unilaterale israeliano.
- Seconda Guerra del Libano (2006): Conflitto di 34 giorni, innescato da un attacco di Hezbollah.
6. Le Intifade: Le Rivolte Palestinesi
- Prima Intifada (1987-1993): Conosciuta come la “guerra delle pietre”, fu una sollevazione popolare contro l’occupazione, caratterizzata da proteste e disobbedienza civile. Portò agli Accordi di Oslo.
- Seconda Intifada (2000-2005): Nota come Intifada di al-Aqsa, fu un periodo di violenza molto più intensa, con attentati suicidi palestinesi e vaste operazioni militari israeliane. Portò alla costruzione della barriera di separazione in Cisgiordania.
7. Sviluppi dal 2006: Ascesa di Hamas e Stallo del Processo di Pace
- Vittoria elettorale di Hamas (2006) e presa di Gaza (2007): Hamas vinse le elezioni, portando a sanzioni internazionali. La presa di controllo della Striscia di Gaza da parte di Hamas creò una profonda divisione politica con Fatah, che mantenne il controllo della Cisgiordania.
- Blocco di Gaza e Conflitti Ciclici: Israele ed Egitto imposero un rigido blocco su Gaza. Da allora, si sono verificate ripetute escalation militari (es. “Piombo Fuso” 2008-2009, “Margine Protettivo” 2014, crisi del 2021).
- Stallo del Processo di Pace ed Espansione degli Insediamenti: I negoziati di pace sono falliti mentre la costruzione di insediamenti israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme Est è continuata, rendendo difficile la “soluzione a due stati”.
8. L’Escalation del 2023 e la Guerra a Gaza
- Attacco di Hamas del 7 ottobre 2023: Militanti di Hamas hanno condotto un attacco senza precedenti nel sud di Israele, uccidendo circa 1.200 persone (in maggioranza civili) e prendendo circa 240 ostaggi.
- Risposta di Israele – Operazione “Spade di Ferro”: Israele ha dichiarato guerra ad Hamas, lanciando una massiccia campagna militare aerea e terrestre sulla Striscia di Gaza. L’operazione ha causato una catastrofe umanitaria, con decine di migliaia di vittime palestinesi, distruzione su larga scala e lo sfollamento della quasi totalità della popolazione.
9. Vittime nei Conflitti
La storia del conflitto è segnata da una sofferenza immensa e sproporzionata.
| Periodo/Conflitto | Vittime Civili Palestinesi (Stima) | Vittime Civili Israeliane (Stima) | Note |
| Guerra del 1948 | Migliaia (5k – 10k totali) | ~ 2.400 | Le perdite palestinesi sono legate alla Nakba. |
| Prima Intifada (1987-1993) | 1.376 | ~ 100-160 | La maggior parte delle vittime palestinesi erano civili disarmati. |
| Seconda Intifada (2000-2005) | 3.300 | Oltre 1.000 | Periodo di intensi attacchi suicidi in Israele e vaste operazioni militari. |
| Conflitti di Gaza (2006 – Set. 2023) | Oltre 6.400 | ~ 250-300 | Include diverse operazioni militari su larga scala a Gaza. |
| Dal 7 Ottobre 2023 ad oggi (Maggio 2026) | 78.313 | Circa 1.200 | Le vittime palestinesi sono il risultato della guerra a Gaza; la maggioranza sono donne e bambini. |
| Totale Approssimativo | Oltre 110.000 | ~ 4.500 – 5.000 | La disparità numerica riflette la natura asimmetrica del conflitto. |
Nota Metodologica e Tecnica sulla Disparità delle Vittime (7 Ottobre – Maggio 2026):
- Sistemi Difensivi: Il basso numero di vittime israeliane è attribuibile all’efficacia del sistema di difesa aerea Iron Dome e alla presenza capillare di rifugi antiaerei per la popolazione civile.
- Ambiente Urbano: L’alto numero di vittime a Gaza è influenzato dalla densità abitativa estrema e dalla conduzione di operazioni militari in contesti urbani, dove le infrastrutture civili sono spesso interconnesse con i tunnel e le postazioni dei miliziani.
- Distinzione Combattenti/Civili: Le stime palestinesi (fonte Ministero della Salute di Gaza) spesso non distinguono tra civili e combattenti di Hamas o del Jihad Islamico caduti in battaglia.
- Scudi Umani: Organismi internazionali e l’IDF hanno documentato l’uso di siti sensibili (scuole, ospedali) come centri di comando, aumentando il rischio per la popolazione non combattente.
- Evacuazioni impedite ai civili Palestinesi: Hamas ed altre nazioni confinanti hanno fatto di tutto per impedire evacuazioni di massa ai civili palestinesi, aumentando in modo indiretto le vittime tra questi ultimi. Va fatto notare però, che se l’evacuazione fosse stata totale, Israele avrebbe con ogni probabilità unilateralmente spostato i suoi confini nazionali, annettendo altri territori.
10 Sanzioni e Condanne Internazionali
Sia Hamas, praticamente il braccio armato Palestinese, che la nazione di Israele, nel tempo hanno ricevuto condanne e sanzioni internazionali, cercheremo di fare un quadro della situazione il più esaustivo possibile
Parte 1: Quadro delle Sanzioni e Condanne contro Hamas
Sintesi dello status giuridico internazionale di Hamas e le misure restrittive a cui è sottoposta.
Designazione come Organizzazione Terroristica
Hamas non è considerato un esercito regolare, ma è inserito nelle liste nere delle principali potenze occidentali. Questo comporta il congelamento dei beni e il divieto di fornire qualsiasi supporto finanziario.
- Unione Europea: Hamas è inserita nella lista UE delle organizzazioni terroristiche; nel 2014 un tribunale dell’UE annullò l’inclusione per motivi procedurali, ma la posizione politica e le misure restrittive dell’Unione sono rimaste in vigore.
- Stati Uniti: Designata come Foreign Terrorist Organization (FTO) dal 1997.
- Canada, Australia, Giappone e Nuova Zelanda: Hamas è designata come organizzazione terroristica anche in questi paesi.
Sanzioni Finanziarie e Operative
- Dipartimento del Tesoro USA: Ha emesso numerosi round di sanzioni contro i facilitatori finanziari di Hamas, colpendo finanziatori, facilitatori e reti di supporto in più paesi.
- Regno Unito: Ha bandito Hamas nella sua interezza (compresa l’ala politica) ai sensi del Terrorism Act.
- UE dal 2024: esiste un regime sanzionatorio specifico contro persone ed entità che sostengono Hamas e la PIJ.
Condanne Internazionali per l’uso di Scudi Civili
Sebbene le risoluzioni ONU siano spesso criticate per il focus su Israele, esistono richiami ufficiali contro Hamas:
- UE (Dichiarazione Borrell): Condanna Hamas per l’uso di ospedali e civili come scudi umani.
- Corte Penale Internazionale (ICC): Il procuratore Karim Khan ha richiesto mandati d’arresto per Yahya Sinwar e altri leader per crimini di guerra e crimini contro l’umanità (sterminio, omicidio, presa di ostaggi, violenza sessuale).
Parte 2: Schema delle Principali Condanne Internazionali a Israele
Le condanne e le azioni legali contro Israele da parte degli organi internazionali sono significative.
Consiglio di Sicurezza dell’ONU (UNSC) – Risoluzioni vincolanti
- Occupazione: Risoluzione 242 (1967) chiede il ritiro dai territori occupati.
- Annessione: Risoluzione 478 (1980) dichiara nulla l’annessione di Gerusalemme Est; Risoluzione 497 (1981) dichiara nulla l’annessione delle Alture del Golan.
- Insediamenti: Risoluzione 2334 (2016) ribadisce che gli insediamenti sono una “flagrante violazione del diritto internazionale”.
Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) – Scrutinio legale
- Parere Consultivo (2004): Ha dichiarato la costruzione della barriera di separazione in Cisgiordania “contraria al diritto internazionale”.
- Caso Sudafrica c. Israele (2023-in corso): Accusa di violazione della Convenzione sul Genocidio a Gaza.
Corte Penale Internazionale (ICC) – Indagine su crimini di guerra
- Indagine formale (dal 2021): Indaga su presunti crimini di guerra commessi nei territori palestinesi da tutte le parti.
- Richiesta Mandati (2024): Il procuratore capo ha richiesto mandati d’arresto per leader di Hamas e per il Primo Ministro e il Ministro della Difesa israeliani.
11. Tentativi Stato Palestinese e Situazione Attuale
Parte 1: I Tentativi di Formare uno Stato Riconosciuto
- Il Rifiuto del Piano di Spartizione (1947): L’opportunità di creare uno stato arabo accanto a Israele fu rifiutata dalla leadership araba.
- La Dichiarazione d’Indipendenza (1988): L’OLP dichiarò unilateralmente l’indipendenza dello Stato di Palestina, riconosciuto da circa 100 paesi.
- Gli Accordi di Oslo (1993-2000): Creazione dell’Autorità Palestinese (AP), concepita come precursore di uno stato, con negoziati sullo “status finale” falliti nel 2000.
- La Via Diplomatica all’ONU (dal 2011): Nel 2012, la Palestina ottiene lo status di “Stato osservatore non membro” dell’ONU, che le concede accesso a organismi come la CPI. Ad oggi, circa 140 stati membri dell’ONU riconoscono lo Stato di Palestina.
Parte 2: L’Amministrazione Attuale dei Territori
Non esiste un’unica amministrazione palestinese sovrana.
- La Cisgiordania: È governata dall’AP (Fatah) ma la sua autorità è limitata dalla suddivisione in tre aree:
- Area A (18%): Pieno controllo civile e di sicurezza dell’AP.
- Area B (22%): Controllo civile dell’AP, ma controllo della sicurezza congiunto con l’esercito israeliano.
- Area C (60%): Pieno controllo civile e militare israeliano (comprende gli insediamenti).
- La Striscia di Gaza:
- 2007-2023: Sotto il controllo completo di Hamas.
- Situazione Attuale (Ottobre 2025): A seguito della guerra, la capacità di governo di Hamas è distrutta. La Striscia si trova in uno stato di vuoto di potere e crisi umanitaria sotto il controllo militare de facto israeliano.
- Gerusalemme Est: Considerata territorio occupato a livello internazionale, è stata annessa unilateralmente da Israele e amministrata come parte della sua capitale. L’AP è bandita dall’operare in città.
12. Motivazioni Geopolitiche ed Energetiche dell’Operazione su Gaza 2024-25
Oltre agli obiettivi dichiarati di distruzione delle capacità militari e di governo di Hamas e del rilascio degli ostaggi, l’operazione su Gaza è contestualizzata in più ampie dinamiche geopolitiche ed energetiche che toccano la stabilità regionale e gli interessi internazionali:
- Destabilizzazione di Hamas: L’eliminazione di Hamas come entità di governo è vista da Israele come un prerequisito fondamentale per la stabilizzazione a lungo termine della regione. Questo permetterebbe potenzialmente di promuovere un’amministrazione palestinese più moderata (come l’Autorità Palestinese riformata) e di isolare l’Iran e i suoi alleati proxy.
- Interessi Energetici – Giacimenti di Gas Naturale: Le acque territoriali adiacenti a Gaza contengono significativi giacimenti di gas naturale (come il giacimento Gaza Marine). Sebbene i diritti di sfruttamento siano contesi e storicamente legati all’Autorità Palestinese, la presenza di Hamas ha sempre rappresentato un ostacolo insormontabile. La creazione di un’area stabile e smilitarizzata è vista come necessaria per lo sfruttamento di queste risorse.
- Gas per l’Europa e Cooperazione Regionale: Un piano potenziale prevede l’estrazione del gas offshore, il suo trasporto verso l’Egitto per la liquefazione e il raffinamento negli impianti egiziani esistenti, e la successiva esportazione in Europa. Questo progetto rafforzerebbe la cooperazione strategica tra Israele ed Egitto e posizionerebbe Israele come un attore chiave nella sicurezza energetica europea, in particolare dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
N.B. Considerare il conflitto attualmente in atto, come una questione puramente economica è oggettivamente stupido, in quanto si tratta di popoli che di fatto si combattono da decenni.
Ma sembrava doveroso tener conto anche di questi fattori economici e riportarli.
Verso la Fine?
L’intero scacchiere mondiale ha mostrato una discreta attenzione al conflitto Israelo-Palestinese.
L’amministrazione Trump ha OGGETTIVAMENTE manifestato un impegno DECISIVO per la soluzione dell’attuale conflitto.
Riuscendo ad ottenere una tregua significativa, ha dimostrato capacità e leadership fuori discussione.
Chi scrive augura un buon lavoro ai protagonisti di quest’ennesima, grande, sfida.
IN BOCCA AL LUPO.