Il Portiere di Notte – Recensione Cineforum

Mike

Marzo 1, 2026

Questa recensione e analisi è il risultato della riorganizzazione argomentativa di un dibattito da Cineforum sul film Il Portiere di Notte, avvenuto sul canale Telegram di Metropolis. Se volete unirvi all’iniziativa trovate le Info in fondo.

Il portiere di notte, film di Liliana Cavani del 1974, sembra mostrarci un Romeo e Giulietta 2.0
La pellicola esplora il legame inscindibile tra carne, colpa e memoria, muovendosi in quella “zona grigia” dove vittima e carnefice si fondono.

I protagonisti come Romeo e Giulietta

Il legame col Nazionalsocialismo

La prima visione potrebbe sconvolgere, perché il film ritrae benissimo le conseguenze nefaste di un sentimento intenso e totalizzante, in un contesto drammatico quale era quello della persecuzione razziale contro gli ebrei.
L’ossessione per l’Olocausto, nella sua qualità di iper-oggetto culturale, ha saturato ogni spazio di effettiva analisi storica, diventando un “filtro obbligatorio” attraverso cui interpretare la modernità. Non si manifesta come memoria, ma come un perenne senso di colpa collettivo che paralizzava quel periodo e anestetizza tutt’oggi ogni concreta reazione, anche quando le stesse atrocità sono praticate dagli eredi di quelle stesse vittime.
Il Portiere di Notte non è il classico polpettone sull’olocausto, anzi, la tragedia dei lager, per quanto condizionante sugli eventi, diventa solo lo sfondo di un’altra storia che coinvolge individui singoli.
Una storia d’amore proibito, blasfemo, incomprensibile, paradossale… di più: inconcepibile.
La Cavani la esprime attraverso l’erotismo, in chiave sadomaso, in maniera profonda e consapevole, senza mai scadere nel porno. Anche le scene di nudo hanno sempre un significato psicologico e artistico, mai lo scopo di suscitare bassi istinti.
Il gruppo di ex nazisti nell’hotel invece rappresenta la noia del male: individui che, non potendo più esercitare il potere assoluto, si rifugiano in rituali grotteschi. La loro non è cattiveria ideologica, ma un decadente passatempo per riempire il vuoto esistenziale di un’Europa che ha sostituito l’etica con l’estetica.

Amore proibito

Amore Proibito

La relazione tra Max e Lucia nasce in una situazione estrema che travalica i limiti della morale, tant’è che il film venne censurato all’epoca ed è tuttora considerato controverso.
Nello specifico, Lucia Atherton, prigioniera politica, nella più classica sindrome di Stoccolma si innamora del suo carceriere ed aguzzino, il nazista Maximilian Theo Aldorfer. Lo Spietato Maximilian, probabilmente sorpreso dall’aver trovato un’altra persona sadica e masochista come lui, se ne innamora a sua volta.
Oggi guardandolo si parlerebbe di amore tossico, ma questo estremismo funge da paradigma di tutte quelle relazioni influenzate dai rapporti di potere.
Finita la guerra, sia lui che lei si rifanno una nuova vita, eppure il destino li fa ritrovare a Vienna, almeno una quindicina di anni dopo, e la fiamma torna ad ardere. Anzi, in realtà non si è mai spenta, perché forse non si sono allontanati per loro volontà, ed infatti sono ancora lì, come lo stesso Max dice alla contessa, “Lei è ancora la mia bambina”. Il tempo non sembra essere passato davvero, sembra essersi solo cristallizzato, loro sono sempre gli stessi di allora. Il mondo invece è cambiato e, se prima li metteva l’uno contro l’altra, ora li vuole divisi totalmente, al punto che Lucia deve essere eliminata fisicamente per rendere efficace la “terapia di gruppo” degli ex ufficiali delle SS.
Entrambi appartengono a fazioni contrapposte e tutto il mondo trama contro di loro, eppure proprio questo non fa che cementare il loro amore controverso. Potrebbero tradirsi a vicenda, lei con la polizia, lui coi suoi camerati. Sono legati a doppio filo, alla pari questa volta, e alla fine diventano prigionieri insieme. Una tragedia shakespeariana il cui veleno è costituito dalle dinamiche sadomaso, che legano gli amanti ad una sorte condivisa.

Amore proibito sadico e masochista

Tutto molto romantico vero 😌 ma forse una possibilità di salvezza c’era.
Se ami qualcuno, a qualcosa devi pur rinunciare per salvargli la vita.
Consegnati alla polizia facendoti arrestare insieme a tutti i tuoi camerati o, fai chiamare la tua amata, denunciando il rapimento, facendogli aggiungere che per ora è in salvo da un amico, ma che fuori i rapitori vi stanno assediando.
È evidente che non puoi salvare l’amore ed allo stesso tempo, l’onore di essere un camerata che non tradisce.
Non lo hanno forse fatto perché i camerati avevano il controllo della polizia locale?
Ed allora perché si sono rinchiusi in casa anziché fuggire via nottetempo?
Oppure, è stato così perché consegnarsi significava far soffrire chi amavi?
Ma il pensiero di farla morire come può farti andare avanti?
Si vede che non riuscivano a stare l’uno senza l’altra. Evidentemente, si sono parlati ed il loro rapporto era così alla pari che nessuno dei due ha pensato di decidere per il bene, ma contro la volontà, dell’altro.

Amore paritario

SCENE cult

Iconica la scena del ballo di Salomè al bistrot del lager, che aggiunge ulteriore sadismo ad una miscela esplosiva che ne è già colma.
Il film sembra suggerisce che l’orrore dei campi non sia stato un incidente, ma una pulsione latente della cultura dominante che, una volta liberata, non può più essere rinchiusa. La celebre scena del ballo incarna proprio questo cortocircuito: il simbolo dello sterminio diventa feticcio erotico, forse l’unico modo per “sentire” ancora qualcosa in un mondo che ha smarrito il senso del sacro.

ballo di Salomè 1
ballo di Salomè 2

Oppure la scena in cui, rinchiusi nell’appartamento, giocano al “gatto col topo”. Lucia gli tende una trappola per ferirlo, con dei frammenti di vetro a terra, nella quale poi volontariamente si fa coinvolgere, facendosi schiacciare la mano sotto il piede di Max. Il sangue si mischia, rendendoli simbolicamente una cosa sola.

ballo di Salomè 3

Sindrome di Stoccolma

A questo punto l’elefante nella stanza si fa sempre più ingombrante ed è arrivato il momento di affrontarlo:
può davvero essere considerato amore un rapporto vittima-carnefice?

Ebrea seviziata dal naziolsocialista di cui si innamora

Cambiato il contesto, hanno mantenuto la stessa dinamica, era una loro scelta, un gioco erotico perverso.
Il rapporto tra l’ex ufficiale nazista e la sopravvissuta non è basato sul semplice piacere e su un’autentica attrazione, ma sulla ripetizione ossessiva del “trauma”.
Max non cerca il perdono, ma la punizione; Lucia non cerca la libertà, ma il ritorno alla prigionia psicologica.

Il film mette in luce il sentimento di possesso come ingrediente dell’amore. Tema sempre più dibattuto in un’epoca di anarchia sentimentale. Ci si potrebbe chiedere, senza possesso che piacere c’è nell’amore? O, che amore sarebbe?

Un’altra problematica è riscontrabile in quel fortuito e fatale incontro, bastato a Lucia per farle mandare all’aria il suo matrimonio e farla fuggire via col suo ex carceriere e seviziatore.
Lucia si sposa con un uomo che in realtà non ama?

Conclusioni finali

Questo film ha il pregio di non separare il sesso dall’amore. Si percepisce che, paradossalmente, i protagonisti non lo vivono come atto consumistico, in cui l’altra persona è usa-e-getta. Il loro rapporto è tanto carnale quanto sentimentale. Sentimentale in quanto carnale. Forse però questo succede solo nei film, quindi dovremmo spostarlo nella sezione fantascienza.

Il portiere di notte resta un’opera fondamentale anche per comprendere come il desiderio possa diventare una prigione e come la colpa sia l’unica eredità davvero condivisa dall’Occidente post-bellico.

Contenuti Extra

Per i più appassionati ecco un Link che porta alla Location dove è ambientato il Film

Qui invece una canzone che sembra parlare di una prostituta, ma se al suo posto ci immaginiamo i protagonisti del Film, sembra descriverne alcune scene:

Un ringraziamento a Grappa, Ste Zaltron e Mike Boom per aver contribuito con i loro pensieri alla stesura di questa critica ed analisi al Il portiere di Notte.
Se volete unirvi a noi per il prossimo dibattito questa è la porta:

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