Questa recensione è il risultato della riorganizzazione argomentativa di un dibattito da Cineforum sul film L’uomo che vide l’infinito, avvenuto sul canale Telegram di Metropolis. Se volete unirvi all’iniziativa trovate le Info in fondo.
Il film brilla nel raccontare l’incredibile genialità di Srinivasa Ramanujan, in una narrazione evocativa che mostra come l’intuizione pura possa sfidare il rigore matematico, restituendo bene la passione quasi mistica per i numeri.
Unica pecca la visione prettamente eurocentrica, che glissa quasi totalmente sulla problematica coloniale.
Nel complesso possiamo asserire che si tratta di una storia triste, di sofferenza, che ha un lieto fine solo nel fortuito avanzamento scientifico realizzato.
Questa pellicola tributo ci porta sicuramente a riflettere su quanto l’umanità ostacoli se stessa nel preservare la sua specie..
Trama ed ostacoli al progresso scientifico
Ramanujan ha un dono, nasce con la capacità di parlare la più affascinante delle lingue, senza che nessuno gli e l’abbia insegnata, la lingua della scienza, la matematica.
La vita purtroppo non regala niente, è severa e spietata ed anche se si può dare tanto al mondo, il mondo non lo vuole, se non sei tu stesso ad obbligarlo a prenderlo.
E così sarai costretto a scalare la montagna, posta in essere dal genere umano, per giungere alla cima, dove c’è il tempio della sua conoscenza.
Lo stato sociale è il primo ostacolo, devi essere presentabile nella forma se vuoi essere ascoltato nei contenuti dai tuoi simili, se ben intellettualmente inferiori.
Le relazioni affettive sono il secondo. Hai una missione per l’umanità, ma sei anche un uomo e come tale hai bisogno di sentimenti ed affetto. Non pensare che chi ami si sacrifichi come tu stai facendo, amandoti mentre lavori anima e corpo per l’umanità. La moglie non vuole che tu ti spenda fino a tardi, perché anche lei ha bisogni da soddisfare. La madre, non vuole che tu vada oltreoceano, dove il tuo intelletto può esprimersi al massimo del suo potenziale, perché egoisticamente ti vuole vicino a lei.
Fra mille ostacoli, arrivato tra i tuoi simili accademici d’oltreoceano, sei finalmente in un ambiente dove tutti capiscono la lingua della scienza, ma quasi nessuno quella della cooperazione per la salvaguardia dell’umanità.
Non importa quanto sei eccezionale, devi abbassare la testa per non offendere l’ego di chi non ha le tue capacità.
Invidia e nonnismo saranno la spada di damocle che ti penzolerà perennemente sulla testa, ostacolandoti nello svolgimento del tuo vital compito..
Bellissima la scena in cui la moglie di Ramanujan si butta nell’oceano, mentre lo pensa rimirando l’orizzonte.
Purtroppo Ramanujan crederà che la fiamma del loro amore si sia spenta, a causa della madre che impedirà lo scambio epistolare per scongiurare il loro ricongiungimento in Inghilterra, così che Ramanujan torni a casa.
Questo, unito alla precaria salute ed all’isolamento derivato dall’essere un allogeno in una terra lontana, porteranno il nostro protagonista prima a tentare il suicidio e poi a tornare nelle proprie terre natie, dove un anno dopo morirà per un malanno alla giovane età di 32 anni.

Ma come detto, questa malinconica storia ha, un lieto fine.. i diari perduti di Ramanujan saranno utili decenni dopo la sua morte per calcolare l’entropia e il comportamento dei buchi neri.
Consacrando Ramanujan, post mortem, nell’Olimpo dei geni senza tempo della matematica.

Delle scene molto belle sono:
- Quando il professore Hardy, nel chiedere al consiglio di promuovere il talentuoso Ramanujan a docente universitario, afferma che la matematica è già tutta lì che permea l’universo, serve solo che qualcuno la scopra.
- Quando Ramanujan accarezza le scarpe della statua di Newton, in segno di rispetto come si usa nella sua cultura.
- Impattante la scena in cui Ramanujan si rivede nella bestia di un circo 🎪 fustigata dal domatore, in una locandina appesa per strada.
Apprezzabile la recitazione di Jeremy Irons, soprattutto nella scena dove non riusciva a reggere lo sguardo dell’amico. Rende perfettamente l’essenza del suo personaggio, asociale ma non cattivo.
Un piccolo difetto è il mancato approfondimento scientifico, senza nulla togliere all’utilità divulgativa della storia. Forse perché pensato per un pubblico generico.
Un ringraziamento a Mike Boom, Grappa e Ste Zaltron per aver contribuito con i loro pensieri alla stesura di questa critica ed analisi al film L’uomo che vide l’infinito.
Se volete unirvi a noi per il prossimo dibattito questa è la porta: