Questa recensione è il risultato della riorganizzazione argomentativa di un dibattito da Cineforum sul film Mulholland Drive, avvenuto sul canale Telegram di Metropolis. Se volete unirvi all’iniziativa trovate le Info in fondo.
Mulholland è un film dichiaratamente surrealista e onirico, che si divide in una narrazione tra sogno e realtà. La chiave di lettura narrativa sta nella scatola blu, tutto ciò che accade prima dell’apertura è un sogno, infatti la pellicola si apre con una persona che appoggia la testa sul cuscino, una volta aperta la scatola si torna nella realtà. Se non l’avete capito tranquilli, siete in buona compagnia 😆
A tratti non sembra neanche un film, bensì la ripresa di una scena teatrale.
Punto Forte – La Regia
La regia di Lynch in Mulholland Drive non organizza gli eventi secondo causalità, ma secondo associazioni emotive e psichiche.
Le scene non portano avanti la storia, ma approfondiscono una condizione interiore.
Il montaggio privilegia la continuità onirica, non quella narrativa.
Anche l’utilizzo della macchina da presa ci può comunicare tanto:
- Carrellate lente e fluide → ipnosi, sospensione, attesa.
- Macchina spesso leggermente instabile → realtà non affidabile.
- Simmetrie imperfette → senso di ordine che nasconde una frattura.
La regia sembra suggerirci che qualcosa è sempre fuori posto, anche quando tutto sembra normale. Essa rifiuta spiegazioni, privilegia le sensazioni, trasforma il cinema in psicoanalisi visiva.
Questo può chiaramente non piacere ad una mente troppo analitica, ma se apprezzate la stravaganza è il film che fa per voi.

Punti critici – Narrazione
Posto che la narrazione è l’ultima cosa alla quale si deve prestare “attenzione” quando si decide di guardare i film di Lynch, parliamone lo stesso, provando ad analizzarla nel concreto xD
Nei primi 5 minuti c’è un evidente tentativo del regista di far scappare lo spettatore, annoiato dal nulla cosmico che sta accadendo.
Arriva uno shock improvviso che riaccende l’attenzione. Un rapimento fermato da un improvviso e violentissimo frontale con dei teppisti.
I due rapitori muoiono, la donna rapita, che era senza cintura, se la cava con qualche graffio. Evidentemente i danni però sono tutti alla testa dato che scesa dalla macchina, ridotta in frantumi, inizia a scappare da tutto: dalla polizia, da una coppia di innamorati..
Poi si intrufola in una abitazione a caso e si mette a dormire sotto un tavolo.
Arriva un Jump scare improvviso, giusto per confondere ulteriormente lo spettatore, originato da una storia scollegata buttata lì non si sa per quale motivo.
A questo punto forse ci si è già accorti dello strano silenzio che permea l’intero film e dell’intrinseca stranezza dei suoi personaggi e delle sue inquadrature. Il regista sta cercando di trasmetterci un senso di disagio ed inquietudine.
Questa particolarità fa si che l’interesse salga nuovamente, incuriositi dal dove si vada a parare.
Il proseguimento però ci farà salire un senso di ilarità e sbigottimento, per quanto surreale sarà tutto ciò a cui staremo assistendo.
Un pluriassassino che mette le sue impronte digitali dappertutto, ma si premura di pulire solo quelle sulla pistola che ha usato per commettere il crimine, che lascia in mano ad una delle 3 vittime.
Devo confessare che ho goduto quando l’energumeno ha picchiato la fedigrafa impenitente ed il suo amante, un minimo di giustizia è ristabilita xD
Finalmente si vedono le prime inquadrature che non cercano un senso del grottesco, ma che ci vogliono trasmettere una sensazione di bellezza. Quelle fatte alla protagonista Betty durante il casting truccato.

Il film si conclude con una serie di cose ancora più surreali:
il ritrovamento di un cadavere, senza conseguenze; una scena lesbo serale condita da nudo artisco; un’amore che nasce senza cognizione di causa; un grottesco spettacolo teatrale nel fondo della notte, dove viene ritrovata una scatola magica che risucchia le protagoniste; il cadavere precedentemente scoperto si sveglia (anche se non è chiaro) ed ora ha le sembianze dell’anonima barista che avevamo visto precedentemente; un altro rapporto lesbo tra il cadavere “resuscitato” e Camilla, l’incidentata protagonista che aveva perso la memoria.
Il tutto si chiude con Sadici giochi sentimentali che portano ad un suicidio..

Tutto ciò visto non è che si colleghi insieme tra se in modo così coerente e chiaro, lasciando una sensazione onirica di stranezza e smarrimento nello spettatore.
La sintesi
Il Film è per la maggior parte un grande sogno della protagonista, che nella sua fantasia ha tutto ciò che desidera: una bellezza disarmante; il successo Hollywoodiano e l’amore sincero di Camilla. Quando si sveglia però deve tornare alla dura realtà: è bella ma non più di tante altre; ricopre ruoli mediocri ad Hollywood e quel che è peggio, è innamorata di Camilla, una persona sadica e promiscua che le arreca solo grande sofferenza.
Descriverei questo film come la classica MERDA di ARTISTA, molto meglio apprezzabile sotto effetto di acidi annebbianti xD che riducano la capacità razionale e facciano godere solo cosa veramente rende bella questa pellicola: La Regia.

Significati profondi
Un altro grande problema del film è il significato profondo che vuole trasmettere, che è uno solo e non poi così tanto profondo.
Una denuncia verso hollywood ed il suo lato oscuro, che spinge i suoi interpreti a consumarsi pur di raggiungere il successo.


Un ringraziamento a Mike Boom, Grappa, Andre per aver contribuito con i loro pensieri alla stesura di questa critica ed analisi al film Mulholland Drive.
Se volete unirvi a noi per il prossimo dibattito questa è la porta: