Harem Suare, recensione Cineforum

Mike

Dicembre 27, 2025

Questa recensione è il risultato della riorganizzazione argomentativa di un dibattito da Cineforum sul film Harem suare, avvenuto sul canale Telegram di Cineforumita. Se volete unirvi all’iniziativa trovate le Info in fondo.

Nella Istanbul di inizio 900, un eunuco cerca di innalzare la propria posizione alla corte del sultano, attraverso l’alleanza con una concubina dell’Harem reale, di cui poi diventerà l’amante proibito.

È un film che non spiega troppo, perché preferisce lasciar intendere. Bisogna guardarlo non con gli analitici occhi della mente, ma con quelli del cuore, lasciandoci immergere nei suoi molteplici simbolismi.
La pellicola spinge lo spettatore ad immaginare oltre il guardato, lo lascia costruire con gli strumenti del percepito. Questo forse fa sembrare la narrazione piena di salti un po troppo bruschi.
Facendo un po di ironia, la prima cosa che si nota è che i personaggi del film sembrano quasi tutti europei, compreso il sultano (che ha evidenti geni del rutilismo). Una dissonanza con le terre natie di Harem e sultanati che fa storcere il naso 😂 Il secondo dettaglio che salta all’occhio è la preferenza del sultano per il seno medio-piccolo 😂

Ora torniamo seri 😂

Riprendendo il discorso iniziale, la volontà autoriale di lasciare la trama al percepito crea problemi con lo sviluppo dei rapporti interpersonali e sentimentali. Il grande pubblico non incline a voler fantasticare, ma bisognoso di vedere concretamente, percepirà delle ingombranti lacune narrative.
La storia d’amore con l’eunuco è troppo veloce nel suo sbocciare, e segue lo stesso rapido destino quella col bambino. La perdita può far provare un forte sentimento di tristezza solo se viene creato prima un legame emotivo con lo spettatore. Servivano indubbiamente più scene che sviluppassero la storia d’amore ed il rapporto materno e meno scene di nudo artistico (che comunque apprezziamo 😂).

Un ulteriore criticità può derivare dalla sensazione che il regista Ozpetek voglia dipingerci il bordello privato (harem) come una cosa buona. Anche voi l’avete percepita?

Una nota positiva la si avverte quando Safiye, parlando del suo amore Nadir, dice “Alla fine ha sposato una vedova, così è riuscito a realizzare il suo sogno di farsi una famiglia“. Non c’è gelosia, né risentimento egoista, ma felicità per chi, accompagnandoci per un tratto di vita, ci ha fatto solo del bene.

Tirando le somme, cosa ci insegna questa pellicola con la sua delicatezza narrativa?

1) Che l’amore può essere più che sola unione carnale, che il sentimento può ardere oltre gli istinti biologici ormonalmente indotti e legare lo spirito, al di là della passione. Forse l’amore che può vincere la sfida del tempo, nella nostra disgregante società occidentale, è proprio un unione che nasce simile a quella tra Safiye e Nadir.

2) Che la vita spesso sfiorisce senza che se ne riesca a dargli un senso profondo. Forse ci farebbe bene accettare che non vi è, un senso a questa nostra vacua esistenza.

Un ringraziamento a Mike Boom e Grappa per aver contribuito con i loro pensieri alla stesura di questa critica ed analisi al film Harem suare.
Se volete unirvi a noi per il prossimo dibattito queste sono le porte: