Green Street Hooligans, Recensione Cineforum

Mike

Dicembre 2, 2025

Questo articolo recensione è il risultato della riorganizzazione argomentativa di un dibattito da Cineforum sul film Green Street Hooligans, avvenuto sul canale Telegram di Metropolis. Se volete unirvi all’iniziativa trovate le Info in fondo.

Green Street Hooligans è un film capolavoro da tutti i punti di vista.
Iniziamo col dire che, indirettamente, incarna al meglio un potentissimo messaggio, rinvenibile in maniera più modesta anche in altri film come ad esempio FightClub:
La mancanza di un qualcosa per cui combattere nella moderna società occidentale.

Non tutti nasciamo pavidi nei confronti del combattimento e della violenza.
Ci sono uomini che incarnano ancora oggi lo spirito guerriero delle cavalleresche e brutali guerre del passato.
Tali uomini, in tempi di pace e di mancanza di motivazioni al combattimento, vivono con sofferenza, perché repressi nei loro istinti. Questo fisiologico bisogno bellico, nella pacifica modernità, si riversa soprattutto negli stadi e veste gli abiti degli Hooligans.

Green Street Hooligans è un film adrenalinico e commovente che, tralasciando la stupidità del morire in una guerra auto creata per soddisfare il proprio istinto guerriero, ci lascia dei messaggi molto profondi:

  1. Non siamo fatti di vetro! Trova il coraggio nel tuo cuore per reagire ai soprusi.
  2. Cameratismo e fratellanza di sangue con i compagni di lotta.
  3. Non c’è maggior onore che combattere e morire per ciò che si ama. Sacrificio.

È arrivato però il momento di cercare il pelo nell’uovo. Guardando questo film possono esservi sorti alcuni dubbi:

  1. È surreale che un Universitario di Harvard, che non ha idea di cosa sia il calcio europeo, sia diventato così facilmente un ultras. Anche alle raccomandazioni c’è un limite in determinati ambienti.
  2. Bambini morti, sanguinolente risse in strada, locali assaltati e dati alle fiamme, tentati omicidi con ricoveri ospedalieri d’urgenza.. e come ciliegina sulla torta, un finale che ricorda una vera e propria battaglia campale medioevale.. ma la polizia dov’è finita? 😂

Sul bambino morto non sappiamo come si siano svolte le indagini della polizia. Probabilmente non sono riusciti a trovare il colpevole nell’immensa rissa da stadio ed il caso è stato archiviato come un incidente causato da ignoti. Di sicuro il padre del ragazzino defunto ha passato molti guai.
Quando invece hanno dato fuoco al locale e sgozzato l’ex capo Hooligans, è stato strano non vedere neanche un agente far domande agli accorsi.
Dobbiamo pensare che gli Holligans vengono lasciati fare come i componenti delle mafie?
Questo punto rimane una ingombrante, anche se non determinante, criticità narrativa.


Buttiamoci dietro le spalle i dubbi e continuiamo ad analizzare con la lente di ingrandimento il Film. Possiamo sicuramente fare ulteriori considerazioni:
1. È normale volersi sentire parte di qualcosa. Lottare per qualcosa o per qualcuno. Il gruppo ci rende più forti.
Purtroppo il gruppo può  farci compiere anche gesti esagerati ed a volte illegali.
Effetto gregge, che limita il senso critico. La nostra personalità e le nostre idee vengono scavalcate, le nostre azioni unidirezionalmente dirette dal pensiero comune del gruppo al quale apparteniamo.
C’è da annotare anche che il protagonista non ha un buon rapporto con il padre. Potrebbe essersi sentito solo. Chissà cosa ha significato per lui, finalmente, sentirsi parte integrante e attiva di qualcosa.

2. Il film mette in evidenza anche diversi aspetti legati alla ricerca della propria identità, all’appartenenza, al bisogno di sentirsi ingranaggio di qualcosa di più grande.
La violenza viene usata non solo per regolare i conti con i Team avversari, ma anche come vero e proprio mezzo di espressione, a sopperire l’incapacità comunicativa del proprio malessere interno pronto a straripare.
La difficoltà ad attribuirsi un’identità sociale porta anche a comportamenti autolesionistici. Oggi i giovani faticano a protestare perché vengono annichiliti da un sistema che li vuole dentro ad un altro mondo (i social) e non solo perdono la loro identità, ma anche la possibilità di ribellarsi ad una società che li opprime.

3. Nel finale si potrebbe cogliere anche un monito a non buttare la propria vita in battaglie che non hanno un reale valore. La guerra alla futilità porta inevitabilmente alla cecità su ciò che è realmente importante.

Vi è piaciuto Green Street Hooligans ma non riuscite a comprendere il bisogno dei suoi protagonisti di vivere in guerra?
Non cogliete il loro spirito perché la lotta dipende anche dalla genetica, esistono geni del combattimento.
Copie più brevi del gene MAOA sono all’origine di un più elevato livello di aggressività. Questo gene è spesso legato a comportamenti violenti. Anche i geni COMT, DRD2, SLC6A4 short predispongono alla lotta.
Combattenti si nasce, poi l’allenamento ti migliora, ma solo a livello tecnico.
La predisposizione ovviamente vale solo in combinazione con l’ambiente.

A proposito di questo, facciamo un salto fuori dalla finzione cinematografica per approdare alla realtà, cinematografica:

Roy Lerner, tifoso del Millwall, in ospedale dopo aver affrontato i terroristi.

Roy Lerner, tifoso 47 enne del Millwall, affrontó a mani nude 3 terroristi Islamici, armati di lunghi coltelli, al grido di “fottetevi! Io sono del Millwall!“.
Rimediando ben otto coltellate, ma consentendo a tutti gli altri presenti di fuggire.
La cosa incredibile è che nonostante i fendenti gli siano stati inferti in punti vitali e l’abbiano lasciato in condizioni critiche, tra la vita e la morte, alla fine si è salvato.
Un vero è proprio personaggio di Green Street Hooligans in carne ed ossa 🔥

Un ringraziamento a Mike Boom, Libellula, l’Avvocato, Galed e Wolf per aver contribuito con i loro pensieri alla stesura di questa critica ed analisi al film Green Street Hooligans.
Se volete unirvi a noi per il prossimo dibattito questa è la porta: