Nel modello del Big Bang, il destino ultimo dell’universo dipende dalla sua forma, e dall’ammontare dell’energia oscura (forza repulsiva) in esso presente:

A) In un universo chiuso, quando manca l’effetto repulsivo dell’energia oscura, la gravità fermerebbe l’espansione
dell’universo, che inizierebbe quindi a collassare in un’unica singolarità analoga al Big Bang. Ad ogni modo, se
l’universo contiene una grande quantità di energia oscura (come suggerito da recenti osservazioni), l’espansione può continuare indefinitamente anche in questa eventualità.
B) Anche senza energia oscura, un universo curvo negativamente, si espande indefinitamente rallentando di
poco il suo moto fino ad arrivare asintoticamente allo zero; a causa della forza di gravità. Con l’energia oscura invece, l’espansione non solo è continua ma è pure in accelerazione.
Le possibilità circa il destino ultimo di un universo aperto sono o una morte termica, cioè lo spegnimento di tutte le fonti energetiche, o l’eventualità in cui l’accelerazione provocata dall’energia oscura diventi così forte da superare gli effetti delle forze gravitazionali, elettromagnetiche e nucleari forti; causando infine lo sfaldamento del tessuto dello spaziotempo. In pratica i protoni, i neutroni ed gli elettroni che compongono gli atomi stessi del nostro corpo non riescono più a stare insieme e si smembrano, portando noi ad analoga fine.


C) Senza energia oscura, un universo piatto si espande per sempre a un ritmo decrescente, raggiungendo asintoticamente lo zero.
In presenza di energia oscura invece, l’espansione rallenta inizialmente, ma aumenta in seguito. Il destino ultimo di un universo piatto è simile a quello di un universo curvo: la morte termica o lo sfaldamento del tessuto dello spaziotempo.
La maggior parte delle prove raccolte finora, basate su misurazioni della velocità d’espansione e della densità di massa, sostengono che l’universo non collasserà, poiché spinto dall’energia oscura, una forza disgregante che per ora è più potente della materia oscura e della gravità, che sono invece forze attrattive.
Questo ci da il là per avventurarci un passo più avanti della fine ultima dell’universo, la teoria della Cosmologia Ciclica Conforme del fisico e matematico Roger Penrose.
Penrose ipotizza che l’universo attraversi dei cicli in successione.
Il nostro universo si espanderà fino a diventare incredibilmente freddo, buio e vuoto (la “Morte Termica”). Tutta la materia decadrà. A questo punto, esisteranno solo particelle senza massa come i fotoni.
In un universo senza massa, i concetti di “tempo” e “distanza” perdono di significato. Matematicamente, questo stato infinitamente grande e freddo diventa indistinguibile da uno stato infinitamente piccolo e caldo (come il Big Bang).
Questa “fine” dell’universo diventa, quindi, il Big Bang per il ciclo successivo. Il molto grande diventa il molto piccolo, e il ciclo ricomincia.
Insomma, volgendoci a guardare ciò che sappiamo e ciò che non, si può dire, con una figura retorica, che cogliamo con la vista solo pochi centimetri di una montagna alta milioni di Chilometri, una trascurabile vetta che emerge dalle torbide acque della realtà inconscia che viviamo.
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