La Guerra per le Risorse in Sudan – Analisi Comparata degli Imperi Economici di SAF e RSF
1.0 Introduzione: La Dimensione Economica di un Conflitto Devastante
Il conflitto scoppiato in Sudan il 15 aprile 2023 è molto più di una semplice lotta per il potere politico tra due generali rivali. È una guerra esistenziale tra due modelli economici contrapposti, ciascuno con l’obiettivo di conquistare il controllo totale dello Stato e delle sue vaste risorse. Questa relazione analizza in profondità gli imperi economici delle Forze Armate Sudanesi (SAF) e delle Forze di Supporto Rapido (RSF) per svelare le radici finanziarie che alimentano la violenza e ne garantiscono la continuazione. Questo rapporto fornisce un quadro analitico essenziale, postulando che senza una strategia per smantellare gli imperi economici dei belligeranti, tutti gli sforzi diplomatici e umanitari rimarranno superficiali e in definitiva futili.
Per apprezzare appieno la rivalità economica che definisce la guerra odierna, è indispensabile comprendere le sue origini storiche, radicate nell’architettura di potere deliberatamente conflittuale costruita durante i decenni del regime di Omar al-Bashir.

2.0 Genesi del Conflitto: Dall’Alleanza di Convenienza alla Guerra Totale
L’analisi delle radici storiche del conflitto è cruciale per comprendere come la struttura di potere duale, meticolosamente creata dal regime di Omar al-Bashir, abbia gettato le basi per lo scontro odierno. Questa architettura di sicurezza non era un errore, ma un progetto deliberato per garantire la sopravvivenza del regime, che ha però reso inevitabile una futura guerra tra le SAF e le RSF per il controllo delle risorse dello Stato.
2.1 L’Eredità di al-Bashir: La Creazione di un Secondo Esercito
La strategia fondamentale di Omar al-Bashir era il “coup-proofing”: per proteggersi da possibili colpi di stato da parte dell’esercito regolare (SAF), lo ha sistematicamente indebolito, promuovendo al contempo la creazione di milizie parallele a lui fedeli. L’esempio più famigerato è stata la mobilitazione delle milizie Janjaweed nel Darfur all’inizio degli anni 2000 per sopprimere le ribellioni locali. Queste milizie si resero responsabili di atrocità di massa che portarono all’incriminazione di al-Bashir da parte della Corte Penale Internazionale per genocidio e crimini di guerra.
Nel 2013, al-Bashir ha formalizzato queste milizie nelle Forze di Supporto Rapido (RSF), ponendole sotto il comando diretto di Mohamed Hamdan Dagalo, “Hemedti”. Per garantirne la lealtà, al-Bashir ha concesso a Hemedti il controllo delle lucrative miniere d’oro del Darfur. Questa mossa strategica ha permesso alle RSF di costruire un impero economico autonomo, con cui finanziare le proprie operazioni, pagare i salari e acquistare armamenti sofisticati, trasformandosi di fatto in un secondo esercito con una propria agenda politica ed economica.
2.2 Dalla Rivoluzione al Punto di Rottura
La rivoluzione popolare del 2019 che ha deposto al-Bashir ha visto un’inaspettata alleanza di convenienza tra il generale Abdel Fattah al-Burhan (SAF) e Hemedti (RSF). Insieme hanno rimosso il dittatore, ma la loro unione era minata da profonde rivalità. Questa alleanza si è rinsaldata nell’ottobre 2021, quando hanno condotto un secondo colpo di stato, questa volta contro il governo civile di transizione, per proteggere i propri privilegi politici ed economici dalla spinta riformatrice.
Una volta estromessi i civili, la lotta di potere tra i due generali è diventata inevitabile. Il disaccordo insanabile sull’integrazione delle RSF nell’esercito è stato l’inevitabile punto di rottura in una contesa strutturale per il controllo supremo delle leve economiche dello Stato. Le SAF premevano per un’integrazione rapida che avrebbe neutralizzato il potere di Hemedti; quest’ultimo si opponeva, temendo la perdita della propria autonomia e, soprattutto, del suo impero economico. La guerra del 15 aprile 2023 non è iniziata per una riforma tecnica, ma come battaglia esistenziale per il controllo supremo dello Stato.
Questa lotta per il potere politico era, in essenza, una competizione diretta tra i due distinti e incompatibili imperi economici che i generali erano determinati a proteggere.
3.0 I Due Imperi Economici a Confronto: Strutture, Risorse e Vulnerabilità
Questa sezione costituisce il nucleo centrale della relazione. Un’analisi comparativa dei modelli economici delle SAF e delle RSF è fondamentale per comprendere non solo le loro strategie belliche e la loro resilienza, ma anche i loro punti deboli strategici, che rappresentano potenziali leve per la risoluzione del conflitto.
3.1 L’Impero delle SAF: Lo “Stato nello Stato” Istituzionale
Il modello economico delle SAF è più vecchio, diversificato e profondamente istituzionalizzato, spesso descritto come uno “stato nello stato”. Il suo braccio operativo è il Military Industrial Complex (MIC), noto anche come Defense Industries System (DIS), che gestisce un vasto portafoglio di attività economiche.
I settori chiave controllati dal MIC includono:
- Industria della Difesa: Oltre a rifornire le SAF, produce e vende armi sul mercato.
- Settore Bancario: Controlla istituti finanziari di primo piano, come la Omdurman National Bank.
- Agricoltura: Ha interessi diretti nell’esportazione di colture da reddito (“cash crops”) come arachidi, sesamo e gomma arabica.
- Industria e Servizi: Le sue attività spaziano dalla lavorazione della carne ai trasporti, dalle costruzioni alla fornitura di servizi di sicurezza.
- Dimensioni: Si stima che il MIC controlli oltre 200 aziende, con entrate annue stimate a 2 miliardi di dollari.
3.2 L’Impero delle RSF: Il Modello Parastatale Basato sull’Oro
Il modello economico delle RSF è più recente e meno diversificato, ma estremamente redditizio, essendo centrato quasi esclusivamente sul controllo delle risorse naturali. La concessione da parte di al-Bashir del controllo sulle miniere d’oro del Darfur ha permesso a Hemedti di creare un flusso di entrate autonomo e deregolamentato. Questo capitale ha consentito alle RSF di operare come un attore parastatale, finanziando le proprie operazioni, pagando salari competitivi e acquistando armamenti moderni, il tutto al di fuori delle strutture formali dello Stato.
Tabella 1: Analisi Comparativa dei Modelli Economici
| Caratteristica | Impero delle SAF | Impero delle RSF |
| Modello | Istituzionale e burocratizzato, integrato nell’economia formale | Agile e informale, basato su reti clientelari e commercio illecito |
| Fonte Primaria di Ricchezza | Controllo di aziende statali e parastatali (MIC/DIS) | Controllo e commercio illecito di oro |
| Struttura | Complessa, burocratizzata, integrata nell’economia formale | Agile, informale, basata su reti personali e clientelari |
| Punto di Forza (Resilienza) | Diversificazione delle entrate e controllo delle istituzioni statali | Indipendenza dalle finanze statali e flussi di cassa rapidi e deregolamentati |
| Punto Debole (Vulnerabilità) | Dipendenza dalle entrate statali formali (es. tasse di transito del petrolio) | Forte dipendenza dall’oro e dalle reti di contrabbando internazionale |
La competizione tra questi due imperi non solo alimenta il conflitto con risorse finanziarie apparentemente inesauribili, ma sta anche attivamente distruggendo i settori vitali dell’economia sudanese, minando le fondamenta stesse della nazione.
4.0 L’Impatto della Guerra sull’Economia Nazionale: Il Collasso dei Settori Vitali
Lungi dall’essere un danno collaterale, il collasso sistemico delle risorse per cui si combatte è una componente centrale delle strategie dei belligeranti. La fame viene usata come arma di guerra. Questa dinamica espone un’asimmetria fondamentale: il modello economico delle RSF, basato su saccheggio e commercio illecito, prospera nel caos, mentre il modello delle SAF, dipendente dalle entrate formali, crolla insieme alle istituzioni statali.
4.1 Collasso del “Granaio del Sudan”: La Crisi Agricola
La guerra ha avuto un impatto catastrofico sullo stato di Gezira, la “spina dorsale dei mezzi di sussistenza” e il “granaio” del paese. Gli effetti includono:
- L’azienda agricola statale di Gezira, la più importante del paese, è descritta come “praticamente improduttiva da due anni“.
- La produzione agricola nazionale è crollata fino al 60%, paralizzando il settore e distruggendo redditi e posti di lavoro.
- Le RSF, che controllano parti di Gezira, hanno imposto tasse sui raccolti e multe, strangolando i contadini.
- Lo sfollamento forzato delle popolazioni rurali e il saccheggio sistematico del bestiame hanno aggravato la crisi.
Questo collasso deliberato del settore agricolo è la causa diretta della carestia e dell’insicurezza alimentare acuta che affliggono milioni di persone.
4.2 La Crisi Petrolifera e la Perdita di Entrate Strategiche
Il settore petrolifero, vitale per le finanze statali controllate dalle SAF, è stato gravemente colpito. La maggior parte del petrolio è prodotta dal Sud Sudan ma deve essere esportata attraverso un oleodotto che attraversa il Sudan fino a Port Sudan. I combattimenti hanno causato danni diretti alle pipeline e interrotto le catene di approvvigionamento per i prodotti chimici necessari all’estrazione, costringendo a un’interruzione della produzione.
Questa crisi ha una duplice conseguenza strategica:
- Crisi Economica per il Sud Sudan: Il cui budget dipende per il 90% dalle esportazioni di petrolio.
- Perdita di Entrate per le SAF: La perdita delle cruciali tasse di transito ha privato le SAF di una fonte vitale di valuta estera, aumentandone la dipendenza dagli sponsor stranieri per finanziare lo sforzo bellico.
Il collasso economico e l’uso della fame come arma di guerra hanno precipitato il Sudan in una delle peggiori catastrofi umanitarie del mondo.
5.0 La Catastrofe Umanitaria: Il Prezzo Pagato dalla Popolazione Civile
La crisi umanitaria in Sudan non è un semplice effetto collaterale del conflitto, ma una conseguenza diretta e, in molti casi, una strategia deliberata perseguita dai belligeranti. Questa è, inequivocabilmente, una guerra condotta contro i civili.
Tabella 2: Bilancio Umanitario (stime inizio 2025)
| Categoria | Stima |
| Vittime Totali (Conflitto Diretto) | stimate tra 30.000 e 150.000+, con alcune analisi regionali che indicano cifre ancora più alte |
| Sfollati Interni | ~8,9 Milioni (la più grande crisi al mondo) |
| Rifugiati nei Paesi Vicini | ~3,5 Milioni |
| Persone bisognose di Aiuti | 30,4 Milioni |
| Persone in Insicurezza Alimentare Acuta | ~25,6 Milioni |
La violenza è caratterizzata da attacchi indiscriminati su aree residenziali, ospedali e mercati, e dall’uso sistematico della fame come arma di guerra. Nel Darfur, la violenza ha assunto i contorni del genocidio, con una campagna di pulizia etnica perpetrata dalle RSF e dalle milizie arabe alleate contro la popolazione non araba dei Masalit. Nel gennaio 2025, gli Stati Uniti hanno formalmente accusato le RSF di aver commesso un genocidio.
All’interno di questa vasta tragedia, la minoranza cristiana del Sudan affronta un ulteriore e specifico livello di persecuzione, diventando un bersaglio per entrambe le fazioni.
6.0 Focus: La Persecuzione della Minoranza Cristiana
Sebbene il conflitto non sia di natura primariamente religiosa, la minoranza cristiana del Sudan, stimata intorno al 5% della popolazione, si è trovata intrappolata nel fuoco incrociato, subendo attacchi mirati e la distruzione delle proprie infrastrutture. Questa violenza rappresenta un “ulteriore livello di sofferenza” in una catastrofe già immensa.
Le violenze documentate contro la comunità cristiana includono:
- Distruzione di Infrastrutture: Oltre 165 chiese sono state costrette a chiudere dall’inizio del conflitto.
- Attacchi attribuiti alle RSF:
- Profanazione e saccheggio di luoghi di culto, come la Cattedrale anglicana e la chiesa copta Mar Girgis a Omdurman.
- Conversione di chiese in basi militari, come la chiesa copta di Maria a Khartoum.
- L’attacco a un monastero copto e l’incendio di una chiesa evangelica a Wad Madani dopo la presa della città da parte delle RSF.
- Aggressione fisica a leader religiosi, come il Vescovo di El-Obeid, brutalmente picchiato da miliziani.
- Uccisione di un sacerdote in un attacco attribuito alle RSF nel giugno 2025.
- Azioni attribuite alle SAF:
- Arresto di 18 cristiani appartenenti alla Sudanese Church of Christ (SCoC) con l’accusa di collaborare con le RSF.
Questa persecuzione mirata aggrava la vulnerabilità di una comunità già provata da decenni di emarginazione e da una guerra che non fa distinzioni.
7.0 Conclusioni Strategiche: Rischi, Opportunità e Implicazioni Future
Questa relazione ha dimostrato come la guerra in Sudan sia, fondamentalmente, un conflitto economico tra l’impero istituzionale e diversificato delle SAF e quello parastatale e basato sull’oro delle RSF. La struttura economica di ciascuna fazione ne determina la resilienza e l’approccio al conflitto, rendendo altamente improbabile una soluzione puramente militare finché le loro fonti di finanziamento rimarranno intatte.
Qualsiasi valutazione del rischio o iniziativa di pace deve necessariamente considerare le seguenti implicazioni strategiche:
- Vulnerabilità Finanziaria: L’impero economico non è solo un punto di forza ma anche un tallone d’Achille. Le sanzioni mirate contro le reti finanziarie specifiche — il commercio illecito di oro per le RSF, le aziende del MIC per le SAF — e i loro sponsor esterni rappresentano la leva più efficace per esercitare pressione e aumentare il costo del conflitto.
- Il Controllo delle Risorse è Centrale: Nessun accordo di pace sarà sostenibile se non affronterà la questione fondamentale dello smantellamento di questi imperi economici e del trasferimento del controllo delle risorse nazionali a un’autorità civile trasparente. Ignorare questa dimensione significa condannare il Sudan a un ciclo perpetuo di violenza.
- Rischio di Frammentazione Permanente: La creazione di amministrazioni civili parallele da parte delle RSF, finanziate dal loro impero autonomo, non è una mossa tattica, ma un deliberato progetto di state-building concepito per rendere impossibile un ritorno a uno stato sudanese unificato sotto il controllo delle SAF, forzando così gli attori internazionali a confrontarsi con una realtà di partizione.
In definitiva, lo Stato sudanese è collassato. Un semplice accordo di condivisione del potere tra al-Burhan e Hemedti non risolverebbe nulla, ma formalizzerebbe il dominio dei signori della guerra su una nazione distrutta. La soluzione deve essere un processo a lungo termine, sostenuto a livello internazionale e guidato dai civili sudanesi, per ricostruire lo Stato dalle fondamenta. Qualsiasi altra cosa sarà solo un palliativo temporaneo per una condizione terminale.