Dossier di Analisi: La Riconfigurazione Geopolitica del Corno d’Africa a Seguito del Conflitto Etiope
1 Introduzione: Da Crisi Interna a Rimodellamento Regionale
Il conflitto scoppiato in Etiopia nel novembre 2020, sebbene radicato in tensioni interne, ha agito da catalizzatore per un fondamentale rimodellamento degli equilibri di potere e delle dinamiche di sicurezza in tutto il Corno d’Africa. Lungi dall’essere un evento isolato, la guerra si è rapidamente internazionalizzata, alterando in modo permanente la mappa strategica della regione. Questo dossier analizza come il conflitto abbia ridefinito il ruolo degli attori regionali e internazionali, intensificato le dispute transnazionali e generato nuove sfide alla stabilità che si estendono ben oltre i confini etiopi.
La guerra ha eroso in modo significativo il ruolo storico dell’Etiopia come perno della stabilità e potenza egemone nel Corno d’Africa. Questo indebolimento ha creato un vuoto di potere che altri attori, spinti da ambizioni strategiche, rivalità storiche e preoccupazioni per le risorse vitali, hanno prontamente cercato di colmare. Le sezioni seguenti esamineranno in dettaglio il declino strategico dell’Etiopia e il conseguente riassetto geopolitico, analizzando le poste in gioco e le azioni dei principali attori regionali e globali che ora definiscono il futuro della regione.
1.2 Approfondimento: Le Dinamiche del Conflitto nel Tigray (2020-2022)
Le cause scatenanti della guerra affondano nel deterioramento dei rapporti tra il governo federale del Primo Ministro Abiy Ahmed e la leadership del Tigray (TPLF), che aveva dominato la politica etiope per quasi tre decenni prima dell’ascesa di Abiy nel 2018.
Da notare che il TPLF e del Tigray (Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray) aveva governato impostando una tipologia di Stato Federale, lasciando massima autonomia alle varie regioni e quindi alle varie etnie. Al contrario l’ENDF aveva una visione più centrale dello stato, lasciando meno autonomia all’amministrazione delle varie regioni.
| Fazione (Politica/Militare) | Base Etnica Primaria | Leader Chiave (durante il conflitto) | Obiettivi Dichiarati | Alleanze e Avversari Chiave (Periodo) |
| TPLF / TDF | Tigrina | Debretsion Gebremichael, Getachew Reda, Gen. Tsadkan Gebretensae, Gen. Tadesse Werede | Difendere l’autonomia del Tigray, rimuovere le forze di occupazione | Alleato con OLA (2021-22); Avversario di ENDF, EDF, Forze Amhara |
| ENDF | Multi-etnica (Federale ma Centrica) | PM Abiy Ahmed | Ristabilire “legge e ordine”, preservare l’unità nazionale | Alleato con EDF, Forze Amhara; Avversario di TDF, OLA |
| EDF | Eritrea (Statale) | Presidente Isaias Afwerki | Sradicare il TPLF, garantire interessi strategici | Alleato con ENDF, Forze Amhara; Avversario di TDF |
| Fano Amhara | Amhara | Vari leader locali (es. Zemene Kassie) | Riconquistare “terre ancestrali” (Tigray Occ.), difendere interessi Amhara | Alleato con ENDF (2020-22); Avversario di TDF, poi di ENDF (2023-oggi) |
| OLF / OLA | Oromo | Dawud Ibsa (OLF), Jaal Marroo (OLA) | Autodeterminazione Oromo, maggiore autonomia | Alleato con TDF (2021-22); Avversario di ENDF, Forze Amhara |
Le tensioni esplosero dopo che il TPLF sfidò il governo centrale tenendo elezioni regionali nel settembre 2020, nonostante il rinvio nazionale delle elezioni a causa del COVID-19. Il casus belli ufficiale fu l’attacco condotto dalle forze del TPLF contro le basi del Comando Nord della Forza di Difesa Nazionale Etiope (ENDF) nel Tigray, nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2020. Il governo federale rispose lanciando un’offensiva militare su larga scala, definita un'”operazione di ripristino della legge e dell’ordine”. L’ENDF fu rapidamente affiancata dalle forze speciali e dalle milizie della vicina regione Amhara (che rivendicavano territori nel Tigray occidentale) e, in modo decisivo, dalle Forze di Difesa Eritree (EDF). Questa coalizione catturò la capitale del Tigray, Mekelle, in poche settimane. Tuttavia, il TPLF e le sue forze (TDF) si riorganizzarono, passando a una guerra di guerriglia prima di lanciare una massiccia controffensiva nel giugno 2021, che non solo riconquistò il Tigray ma avanzò profondamente nelle regioni Amhara e Afar, minacciando la stessa Addis Abeba. La guerra entrò poi in una fase di stallo brutale, caratterizzata da un blocco umanitario quasi totale del Tigray, prima che una nuova offensiva congiunta etiope-eritrea nel 2022 portasse infine il TPLF al tavolo dei negoziati di Pretoria.
2 L’Implosione dell’Ancora Regionale: Il Declino Strategico dell’Etiopia
Prima dello scoppio del conflitto, l’Etiopia era universalmente riconosciuta come la potenza militare e diplomatica dominante nel Corno d’Africa. Fungeva da “ancora di sicurezza” regionale, guidando missioni di pace cruciali in Somalia e svolgendo un ruolo di mediazione indispensabile nel vicino Sud Sudan. La guerra del Tigray ha tuttavia innescato un’implosione di questa capacità, costringendo il paese a ripiegare su se stesso e alterando drasticamente la sua proiezione di potere esterno.
L’impatto del conflitto sulla capacità strategica dell’Etiopia può essere sintetizzato nei seguenti punti chiave:
- Dirottamento delle Risorse: La guerra ha costretto l’Etiopia a focalizzare immense risorse militari ed economiche verso l’interno. Questa mobilitazione ha causato un grave degrado delle sue forze armate e ha incrinato le relazioni con partner occidentali chiave come Stati Uniti e Unione Europea, erodendo il suo capitale diplomatico.
- Creazione di un Vuoto di Potere: L’indebolimento interno, combinato con la perdita di supporto esterno, ha compromesso la capacità di Addis Abeba di agire come egemone regionale, creando un vuoto di potere che ha invitato interferenze esterne e permesso ad altri attori di affermare una maggiore influenza.
- Aumento dell’Instabilità Regionale: La ridotta capacità dell’Etiopia di agire come forza stabilizzatrice pone un rischio concreto di maggiore instabilità in stati vicini e fragili come la Somalia e il Sud Sudan, che storicamente facevano affidamento sulla sua mediazione e sul suo supporto militare.
Questo ripiegamento forzato ha creato un’apertura strategica che altri attori regionali non hanno esitato a sfruttare, primo fra tutti il più diretto e decisivo protagonista del conflitto dopo l’Etiopia stessa: l’Eritrea.
3 Gli Attori Regionali sulla Scacchiera: Opportunismo, Rivalità e Mediazione

3.1 L’Eritrea: Vendetta e Ambizione Strategica
L’intervento dell’Eritrea nel conflitto non è stato quello di un semplice alleato, ma di un attore centrale e decisivo il cui coinvolgimento ha plasmato l’andamento della guerra e la successiva, precaria, pace. L’azione di Asmara è stata guidata da motivazioni complesse e profondamente radicate nella storia recente della regione.
Le ragioni dell’intervento del Presidente Isaias Afwerki possono essere ricondotte a tre obiettivi interconnessi:
- Vendetta Storica: Il PFDJ, partito al governo in Eritrea, nutre un’animosità profonda nei confronti del TPLF etiope, risalente alla brutale guerra di confine del 1998-2000. L’intervento è stato visto come un’opportunità per sradicare un nemico di lunga data, ritenuto responsabile della politica di isolamento internazionale subita da Asmara per quasi due decenni.
- Ambizione Regionale: L’eliminazione del TPLF mirava a rimuovere un ostacolo fondamentale all’influenza eritrea nel Corno d’Africa. Sconfiggendo il suo principale avversario, l’Eritrea puntava a porre fine al proprio isolamento e ad affermarsi come un attore chiave, con una notevole influenza sulla politica interna etiope.
- Sicurezza Nazionale: La leadership eritrea percepiva un Tigray autonomo e militarmente forte, controllato dal TPLF al proprio confine, come una minaccia esistenziale. Si temeva che potesse destabilizzare l’Eritrea o perseguire ambizioni irredentiste per la creazione di una “Grande Tigray”.
La continua e non ufficiale presenza delle Forze di Difesa Eritree (EDF) in alcune parti del territorio etiope, anche dopo la firma dell’Accordo di Pretoria, costituisce una palese violazione dell’accordo stesso e rimane una delle principali minacce alla stabilità e uno dei maggiori ostacoli a una pace duratura.
Mentre l’Eritrea interveniva militarmente, altri vicini come l’Egitto e il Sudan osservavano l’indebolimento dell’Etiopia attraverso la lente di una risorsa strategica ancora più vitale: le acque del Nilo.
3.2 Egitto e Sudan: La Disputa sul Nilo e il Vantaggio Strategico
Il conflitto etiope si è svolto nel contesto di alta tensione geopolitica generato dalla disputa di lunga data sulla Grande Diga della Rinascita Etiope (GERD). Questa rivalità idrica ha inevitabilmente influenzato la prospettiva e la posizione strategica di Egitto e Sudan durante la crisi.
La posizione e le azioni dei due paesi possono essere riassunte come segue:
- Fronte Unito: Durante il conflitto, Egitto e Sudan hanno mantenuto un fronte comune, opponendosi fermamente a qualsiasi azione “unilaterale” da parte dell’Etiopia nel riempimento e nella gestione della diga, citando minacce esistenziali alla loro sicurezza idrica.
- Vantaggio Strategico: L’indebolimento interno dell’Etiopia è stato percepito da Egitto e Sudan come un’opportunità strategica per rafforzare la propria posizione negoziale sul Nilo, dato che il conflitto ha distolto le risorse militari e politiche di Addis Abeba dalla questione della diga.
- Impatto Umanitario: Il Sudan ha svolto un ruolo umanitario cruciale, diventando il principale paese di accoglienza per oltre 60.000 rifugiati fuggiti dalla violenza nel Tigray.
Mentre alcuni attori regionali erano mossi da rivalità dirette, altri, come il Kenya e l’Unione Africana, sono emersi per svolgere un ruolo chiave nella mediazione diplomatica.
3.3 Kenya e Unione Africana: L’Ascesa della Diplomazia Africana
Di fronte a una catastrofe umanitaria crescente, la mediazione internazionale si è rivelata cruciale per porre fine alle ostilità su larga scala. Il processo, guidato dall’Unione Africana (UA), ha rappresentato un significativo tentativo di applicare il principio di “soluzioni africane a problemi africani”.
Il processo diplomatico che ha portato all’Accordo di Pretoria del novembre 2022 è stato caratterizzato dai seguenti elementi:
- Leadership dell’UA: Dopo un inizio incerto, l’UA ha assunto con successo la guida del processo di mediazione, definito come “guidato dall’UA e di proprietà etiope”. La nomina dell’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo come Alto Rappresentante dell’UA è stata un passo fondamentale in questa direzione.
- Il Ruolo Chiave del Kenya: L’inclusione dell’ex presidente keniota Uhuru Kenyatta nel team di mediazione è stata una manovra diplomatica strategica, cruciale per superare la sfiducia del TPLF verso un processo inizialmente percepito come troppo vicino al governo di Addis Abeba, affermando al contempo il Kenya come mediatore regionale indispensabile.
- Supporto Esterno: Sebbene il processo fosse formalmente a guida africana, il suo successo è stato fortemente sostenuto e facilitato dalla diplomazia navetta condotta dietro le quinte da attori internazionali come gli Stati Uniti e l’Unione Europea.
L’impegno diplomatico africano si è intrecciato con la pressione esercitata dalle potenze occidentali, che hanno utilizzato la loro influenza economica per spingere le parti verso il tavolo dei negoziati.
4 Le Potenze Occidentali: La Pressione tramite Sanzioni e Diplomazia
In risposta all’escalation delle atrocità e al blocco umanitario imposto sulla regione del Tigray, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno utilizzato la loro influenza economica e diplomatica come principale strumento di pressione per spingere le parti in conflitto verso una soluzione negoziata.
Le misure adottate sono state significative e coordinate, come riassunto nella tabella seguente:
| Attore | Azioni Intraprese e Impatto Strategico |
| Stati Uniti (USA) | Nel settembre 2021, l’amministrazione Biden ha autorizzato un regime di sanzioni contro tutte le parti responsabili di abusi e ostruzione degli aiuti. Le prime designazioni nel novembre 2021 colpirono selettivamente entità eritree, sospendendo quelle contro Etiopia e TPLF per “lasciare spazio ai negoziati”, illustrando una strategia flessibile di pressione. Nel gennaio 2022, gli USA hanno rimosso l’Etiopia dal programma commerciale AGOA, citando gravi violazioni dei diritti umani. Questa pressione è stata un fattore significativo nello spingere il governo federale verso i negoziati. |
| Unione Europea (UE) | La principale misura di pressione economica adottata dall’UE è stata la sospensione del sostegno diretto al bilancio del governo etiope. |
In futuro, il ruolo raccomandato per i partner internazionali è quello di mantenere una pressione unificata per garantire la piena attuazione dell’Accordo di Pretoria. L’impegno per la ricostruzione e il sostegno finanziario dovrebbero essere condizionati a progressi tangibili in materia di diritti umani, giustizia di transizione e accertamento delle responsabilità per i crimini commessi.
L’interazione di tutti questi attori—regionali e globali—ha contribuito a creare un panorama geopolitico radicalmente nuovo, le cui implicazioni continuano a plasmare il futuro del Corno d’Africa.
5 La Nuova Mappa Geopolitica e le Sfide alla Stabilità
Il conflitto etiope ha innescato un riordino fondamentale della gerarchia di potere nel Corno d’Africa, il cui risultato è una “pace negativa” — l’assenza di guerra su larga scala tra governo federale e TPLF — che non è riuscita a gettare le basi per una “pace positiva” e sostenibile. L’indebolimento strategico dell’Etiopia ha creato un vuoto che ha permesso all’Eritrea di aumentare la propria influenza e al Kenya di affermarsi come mediatore diplomatico. Tuttavia, l’Accordo di Pretoria, escludendo attori chiave e rinviando le questioni più spinose, ha trasformato un conflitto senza risolverne le cause, generando nuove e pericolose faglie geopolitiche.
Le principali minacce irrisolte che definiranno il futuro della regione includono:
- La Questione Territoriale del Tigray Occidentale: La deliberata vaghezza dell’accordo sullo status di questi territori contesi, unita all’esclusione della leadership Amhara dai negoziati, ha agito da catalizzatore diretto per lo scoppio di un nuovo e sanguinoso conflitto nella regione Amhara, trasformando gli alleati di ieri del governo federale nei suoi nemici di oggi.
- L’Influenza Destabilizzante dell’Eritrea: La continua presenza di forze eritree sul suolo etiope costituisce una palese violazione dell’accordo di pace e rappresenta un ostacolo primario a una stabilità duratura. Finché le truppe di Asmara non si ritireranno, la sovranità etiope resterà compromessa e il rischio di nuove ostilità elevato.
- La Frammentazione del Monopolio della Violenza: Il conflitto ha frantumato il monopolio statale della violenza. L’ascesa di potenti gruppi armati non statali con un forte sostegno popolare, come le milizie Fano in Amhara e l’Esercito di Liberazione Oromo (OLA), ha reso vaste aree del paese di fatto ingovernabili, sfidando l’autorità di Addis Abeba.
- L’Impas sulla Diga GERD: Sebbene messa in secondo piano dal conflitto, la disputa sul Nilo con l’Egitto e il Sudan rimane una fonte persistente di alta tensione geopolitica. L’indebolimento dell’Etiopia altera gli equilibri negoziali, ma non risolve la natura a somma zero della contesa.
In conclusione, l’Accordo di Pretoria non ha affrontato la sfida sistemica che sottende tutte le altre: la disputa costituzionale fondamentale tra una visione di stato centralizzato e una di stato federale decentralizzato. La stabilità futura del Corno d’Africa dipenderà non solo dalla tenuta di un accordo di pace imperfetto, ma dalla capacità di affrontare queste sfide geopolitiche irrisolte attraverso un dialogo nazionale inclusivo e un impegno internazionale costruttivo che affronti le cause profonde del conflitto. In caso contrario, la pace rimarrà fragile e la regione esposta a un ciclo perpetuo di instabilità.
7. La Dimensione Religiosa e la Strumentalizzazione della Fede
Sebbene il conflitto etiope sia fondamentalmente politico, etnico e territoriale, la dimensione religiosa ha giocato un ruolo significativo come fattore di mobilitazione e nella definizione delle identità in lotta. L’Etiopia ha un paesaggio religioso complesso: la Chiesa Ortodossa Etiope Tewahedo, una delle più antiche chiese cristiane del mondo, è storicamente dominante, in particolare tra le popolazioni Amhara e Tigray, che ne condividono il cuore teologico e culturale. Accanto ad essa, vi è una consistente popolazione musulmana (principalmente sunnita), maggioritaria tra i Somali, gli Afar e parte degli Oromo, e una crescente influenza del Cristianesimo Protestante (Pentecostale ed Evangelico), a cui aderisce lo stesso Primo Ministro Abiy Ahmed. Durante il conflitto, l’identità religiosa è stata strumentalizzata per rafforzare le narrazioni nazionaliste e demonizzare il nemico. Figure di spicco della Chiesa Ortodossa Tewahedo si sono allineate strettamente con la retorica governativa, definendo la guerra come una minaccia esistenziale alla nazione e alla fede. Dall’altra parte, la distruzione e il saccheggio di antichi monasteri e chiese nel Tigray, in particolare il presunto massacro avvenuto nei pressi della Chiesa di Nostra Signora Maria di Sion ad Axum (luogo che secondo la tradizione custodisce l’Arca dell’Alleanza) da parte delle truppe eritree, hanno aggiunto una dimensione di profanazione e di attacco deliberato all’identità religiosa e culturale tigrina.
6. Bilancio Umano (2020-2024)
L’Impatto Umano del Conflitto: Bilancio e Crisi UmanitariaIl conflitto in Etiopia, in particolare nel Tigray tra il 2020 e il 2022, ha avuto un costo umano devastante, stimato dall’Unione Africana in almeno 600.000 vittime dirette e indirette. Il bilancio si estende oltre i combattimenti: la distruzione di attrezzature e beni agricoli da parte delle forze etiopi, eritree e Amhara ha contribuito all’uso della fame come arma di guerra, lasciando circa 9 milioni di persone nel nord (Tigray, Afar e Amhara) con un urgente bisogno di aiuti alimentari. Il conflitto ha inoltre sradicato milioni di persone: a maggio 2023, si stimava che 3.1 milioni di persone fossero sfollate internamente (IDP), a cui si aggiungono oltre 930.000 rifugiati preesistenti da altri Paesi (principalmente Sud Sudan, Somalia ed Eritrea). In particolare, i rifugiati eritrei sono stati vittime di violenza, rapimenti e distruzione di due campi da parte dei belligeranti.